Re Davide peccatore ma santo

 

A) Testo del discorso di J.M. Bergoglio:

In queste settimane la Chiesa, nella liturgia, ci ha fatto riflettere sul santo re Davide. … E «oggi – ha proseguito – ci racconta la sua morte». Nel passo tratto dal primo libro dei Re (2,1-4.10-12) si legge infatti: «I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte». … E «la vita di Davide è stata una vita vissuta con intensità da quel ragazzino che portava a pascolare il gregge, con tante difficoltà; unto dal Signore, poi ha vissuto bene, come un uomo che amava il Signore; poi, quando si è sentito sicuro, ha incominciato a peccare e quasi, quasi, quasi è finito nella corruzione». Ma Davide … «si è poi pentito, ha pianto, ha peccato un’altra volta. è così. Ma ha imparato a chiedere perdono dei suoi peccati. E la Chiesa dice: il santo re Davide. Peccatore, ma santo». Dunque «questa vita così finisce: incomincia a sedici, diciassette anni e finisce». Inoltre, «la durata del suo potere, del regno, fu di quarant’anni». Ma «anche quarant’anni passano»…” (Omelia, Casa Santa Marta, 4 febbraio 2016)

 

B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:

Sentendo avvicinarsi il giorno della sua morte, Davide fece queste raccomandazioni al figlio Salomone: «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e mostrati uomo. Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo i suoi statuti, i suoi comandi, i suoi decreti e le sue prescrizioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in ogni tua impresa e in ogni tuo progetto, perché il Signore attui la promessa che mi ha fatto quando ha detto: Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con lealtà, con tutto il cuore e con tutta l’anima, sul trono d’Israele siederà sempre uno dei tuoi discendenti»….
Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella città di Davide. La durata del regno di Davide su Israele fu di quaranta anni: sette in Ebron e trentatré in Gerusalemme. Salomone sedette sul trono di Davide suo padre e il suo regno si consolidò molto” (1Re 2,1-4; 10-12)

Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro: «Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Davide». Ed egli a loro: «Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo: «Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?» Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?»” (Mt 22,41-45)

La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!»” (Mt 21,9)

 

C) Commento:

Nella sezione che accoglie i riferimenti alla sacra Scrittura è stato riportato integralmente il brano del primo Libro dei Re commentato da Bergoglio.

Ebbene, non si comprende come Bergoglio possa continuare ad accanirsi contro Re Davide, definito “santo” ma subito dopo anche “peccatore”.

In un contesto come quello evidenziato dal brano biblico riportato, in cui si parla di Re Davide negli ultimi giorni di vita, dei Suoi consigli ed esortazioni che Egli fa al figlio Salomone, che bisogno c’è di parlare ancora del peccato di Davide? Perché riprendere ciò che è passato? Questa non è misericordia. E’ un accanimento di chi non mostra pietà.

Re Davide è tra i più grandi Santi dell’Antico Testamento, colui che nella storia di Dio ha donato al Padre amore infinito. Nel brano biblico si riportano gli insegnamenti di Re Davide dati al figlio Salomone, chiamato a osservare la Legge di Dio, ai quali Bergoglio fa riferimento. Che bisogno c’era dunque di riprendere e ripetere il concetto “santo ma peccatore“?

Già Bergoglio aveva detto ciò pochi giorni prima, come riportato nel commento “Re Davide il corrotto profetizza l’umiliazione di Gesù“. Perché voler dare nuovo risalto al peccato in un contesto in cui si parla di altro?

Perché Bergoglio si accanisce tanto contro Re Davide? Perché anziché evidenziarne la santità, l’infinito Amore e le virtù, lo chiama “peccatore”?

Come fa un uomo ad essere contemporaneamente “peccatore” e “santo”? Al termine di una vita di santità non si può più parlare del “santo” come “peccatore”. O è “peccatore” o è “santo”. Bergoglio confonde chi ascolta, per far comprendere che in fin dei conti tutti sono peccatori, anche i santi.

Bergoglio ama riproporre questo tema. Bergoglio cerca di dimostrare che tutti i più grandi santi della storia di Dio hanno sbagliato. Lo ha fatto con Giovanni il Battista (quando ha detto senza ritegno che Giovanni Battista “ha vissuto il buio dello sbaglio; il buio di una vita bruciata nell’errore“; e quando ha detto che: “Gesù è diverso anche da Giovanni Battista“); lo ha fatto con la Madonna (quando ha detto che “La Madonna era umana e forse aveva voglia di dire al Signore «Bugie! Sono stata ingannata!»“).

Nei confronti di Gesù Bergoglio ha fatto peggio, bestemmiando, con viltà e disprezzo. “Cristo si è fatto peccato… e i peccati… sono nel suo corpo“, ha detto; “Gesù, quando si lamenta, bestemmia? Il Mistero è questo!“, ha aggiunto; “il posto privilegiato dell’incontro con Cristo è il peccato“, ha proseguito; “la croce di Gesù esprime tutta la forza negativa del male“, ha detto; “rimproverare il Signore” è preghiera, ha esclamato; poi ancora: “Gesù… si è fatto come un serpente, brutto che fa schifo“; poi ha detto: “la via crucis è la storia del fallimento di Dio“; poi: la scappatella di Gesù; quindi che Gesù crocifisso sulla falce e martello è “arte di protesta”.

Chi ama veramente Gesù, potrà mai affermare, anche “per modo di dire”, che Gesù “si è fatto come un serpente”, divenendo “brutto che fa schifo”?

Errare è umano, perseverare è diabolico.

Perché Bergoglio evidenzia più volte il peccato di Davide? Per screditare Gesù, che discende da Davide, essendo Gesù chiamato “figlio di Davide”?

Bergoglio cerca di far credere al popolo, approfittando dell’ignoranza delle persone, che tutti i grandi santi della storia di Dio, Gesù e la Madonna compresi, hanno peccato o quantomeno dubitato. Così facendo, la gente, anziché prendere forza dai santi, si rassegnerà al peccato e lo riterrà inevitabile: si arrenderà di fronte al peccato, senza combatterlo più.

Questa è l’azione subdola di Bergoglio che cerca di addormentare le coscienze per far credere agli sprovveduti ciò che non è. Non a caso Bergoglio ha affermato che “il peccato fa parte dell’identità cristiana“.

Bergoglio è in stretto rapporto con il peccato. Il peccato gli appartiene. Egli ha detto infatti di sé: “il buon cristiano? Io non ce la faccio“; per poi aggiungere: “sono peccatore, mi sento peccatore, sono sicuro di esserlo“.

Ecco, Bergoglio lo dica di sé, che è peccatore. Ma lasci in pace i veri santi.

I veri figli di Dio vogliono vivere per essere santi, non peccatori. I veri figli di Dio non presumono di essere migliori degli altri ma vivono per imitare e incarnare l’esempio dei santi. E sull’esempio di Cristo, Uomo Dio, Redentore; e di Maria, Madre di Dio, Corredentrice, avanzeranno per smascherare l’iniquità e per schiacciare la testa al serpente e ai suoi figli.




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