Noè l’ubriaco e il perdono muto

 

A) Testo del discorso di J.M. Bergoglio:

Entrando nel confessionale, ricordiamoci sempre che è Cristo che accoglie, è Cristo che ascolta, è Cristo che perdona, è Cristo che dona pace. Noi siamo suoi ministri; e per primi abbiamo sempre bisogno di essere perdonati da Lui. Pertanto, qualunque sia il peccato che viene confessato – o che la persona non osa dire, ma lo fa capire, è sufficiente ogni missionario è chiamato a ricordare la propria esistenza di peccatore e a porsi umilmente come “canale” della misericordia di Dio. … E qui mi raccomando di capire non solo il linguaggio della parola, ma anche quello dei gesti. … Ma se non lo può fare, ad impossibilia nemo tenetur. E il Signore capisce queste cose, il linguaggio dei gesti. … La vergogna è un sentimento intimo che incide nella vita personale e richiede da parte del confessore un atteggiamento di rispetto e incoraggiamento. Tante volte la vergogna ti fa muto e… Il gesto, il linguaggio del gesto. … C’è anche un altro brano della Genesi che mi colpisce, ed è il racconto di Noè. Tutti lo conosciamo, ma raramente ricordiamo l’episodio in cui egli si ubriacò. Noè nella Bibbia è considerato un uomo giusto; eppure non è senza peccato: il suo essersi ubriacato fa comprendere quanto anch’egli fosse debole, al punto da venir meno alla propria dignità, fatto che la Scrittura esprime con l’immagine della nudità. Due dei suoi figli perì prendono il mantello e lo coprono perché ritorni nella dignità di padre (cfr Gen 9,18-23). Questo brano mi fa dire quanto importante sia il nostro ruolo nella confessione. Davanti a noi c’è una persona “nuda”, e anche una persona che non sa parlare e non sa che cosa dire, con la sua debolezza e i suoi limiti, con la vergogna di essere un peccatore, e tante volte di non riuscire a dirlo. … Essere confessore secondo il cuore di Cristo equivale a coprire il peccatore con la coperta della misericordia, perché non si vergogni più e possa recuperare la gioia della sua dignità filiale, e possa anche sapere dove si ritrova. Un missionario della misericordia porta sulle proprie spalle il peccatore, e lo consola con la forza della compassione. E il peccatore che va lì, la persona che va lì, trova un padre. Voi avete sentito, anch’io ho sentito, tanta gente che dice: “No, io non ci vado mai, perché sono andato una volta e il prete mi ha bastonato, mi ha rimproverato tanto, o sono andato e mi ha fatto domande un po’ oscure, di curiosità”. Per favore, questo non è il buon pastore, questo è il giudice che forse crede di non aver peccato, o è il povero uomo malato che con le domande è incuriosito. Ma a me piace dire ai confessori: se tu non te la senti di essere padre, non andare al confessionale, è meglio, fai un’altra cosa. Perché si può fare tanto male, tanto male ad un’anima se non viene accolta con cuore di padre, col cuore della Madre Chiesa. Alcuni mesi fa parlavo con un saggio cardinale della Curia Romana sulle domande che alcuni preti fanno nella confessione e lui mi ha detto: “Quando una persona incomincia e io vedo che vuol buttar fuori qualcosa, e me ne accorgo a capisco, le dico: Ho capito! Stia tranquilla!”. E avanti. Questo è un padre. … Quando sentirete il peso dei peccati a voi confessati e la limitatezza della vostra persona e delle vostre parole, confidate nella forza della misericordia che a tutti va incontro come amore e che non conosce confini. E dire come tanti santi confessori: “Signore, io perdono, mettilo sul mio conto!”. E vai avanti.” (Discorso ai Missionari della Misericordia, Vaticano, 9 Febbraio 2016)

 

B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:

Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettì al collo e lo baciò. 1Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa” (Lc 15,18-24)

I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Canaan. Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra. Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto. Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; allora disse: «Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!». Disse poi: «Benedetto il Signore, Dio di Sem, Canaan sia suo schiavo! Dio dilati Iafet e questi dimori nelle tende di Sem, Canaan sia suo schiavo!»” (Gn 9,18-27)

In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna»” (Mc 3,28-30)

E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia. Perciì, carissimi, nell’attesa di questi eventi, cercate d’essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; così egli fa in tutte le lettere, in cui tratta di queste cose. In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina. Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore degli empi; ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen!” (2Pt 3,13-18)

 

C) Commento:

Bergoglio ora ridicolizza anche il grande Patriarca Noè, sminuendo la sua santità e trattandolo come un peccatore qualsiasi. Noè è stato l’unico uomo al mondo che, per la sua grande santità, ha consentito al Padre di far ripartire la storia dell’umanità. E’ così che Bergoglio vorrebbe istruire i “missionari della misericordia” da inviare in tutto il mondo? Non contento, Bergoglio dice che tutti i peccati possono essere perdonati; Gesù invece ammonisce chi pecca contro lo Spirito Santo perché non troverà perdono.

La vera Misericordia di Dio si attua credendo e accogliendo Cristo Verità, l’Agnello Immacolato, per incarnare i suoi insegnamenti nella propria vita Chi nega l’azione dello Spirito di Verità in Cristo non sarà perdonato.

Quindi Gesù invita a vivere da santi, a tagliare con il peccato e vivere nella grazia di Dio. Per fare questo c’è bisogno di voglia, di volontà viva di chi desidera con tutte le proprie forze di non cadere in tentazione, di fuggire dal peccato e vincere il tentatore, seguendo l’esempio vivente del Maestro, Cristo Uomo e Dio, il Figlio del Dio vivente.

Da questo si deve partire per comprendere e vivere la vera misericordia di Dio, che è l’opposto di ciì che insegna Bergoglio, che vuole annullare il sacrificio di Cristo per dare vita, senza Cristo, alla sua nuova religione.

La Misericordia di Bergoglio è falsa e ingannevole e si basa su presupposti errati. I missionari della misericordia, dice Bergoglio, devono riconoscersi per primi peccatori. Solo così potranno essere pienamente misericordiosi. Per Bergoglio il peccato è inevitabile. Per Bergoglio il peccato è la condizione di tutti. Per Bergoglio “il peccato è parte dell’identità cristiana e l’identità cristiana è scandalosa“. Per Bergoglio “Cristo si è fatto peccato… e i peccati… sono nel suo corpo“. Per Bergoglio “Il cristiano deve vantarsi dei propri peccati“. Per Bergoglio “Il posto privilegiato dell’incontro con Cristo è il peccato“. Queste parole di Bergoglio sono il vero scandalo!

Così facendo Bergoglio contraddice l’insegnamento e la vita di Cristo, di Maria e di tutti i santi della storia di Dio. Cristo Uomo Dio ha dimostrato come si possa vivere senza peccare. Così Maria. Così Giovanni il Battista. Così tanti altri santi, che hanno vinto il peccato e hanno insegnato a vincere il peccato. Ecco l’esempio di Padre Pio, di San Pietro, di Re Davide, di Noè. Ma Bergoglio, anziché portare ad esempio tutte le virtù che hanno reso grandi questi santi, cerca con accanimento subdolo e vigliacco di mettere in evidenza sempre un errore, una piccola pagliuzza, così da gettare un ombra sulla vita dei santi. Il più delle volte l’errore citato da Bergoglio non esiste, è solo frutto della sua fantasia e della sua opera di manipolazione e stravolgimento del significato delle parole della Sacra Scrittura. Come avviene per la storia di Noè, fatto passare per ubriacone.

Noé è stato un grande santo della storia di Dio. Noè andrebbe citato, ora più che mai, in questi tempi duri e difficili, per ricordare al mondo come ci si deve comportare, rispettando le Leggi di Dio, i Suoi comandamenti. Noè è stato chiamato a far ripartire la storia di Dio, perché il mondo a quel tempo era corrotto. L’omosessualità e la perversione era dilagante. Bergoglio si dovrebbe vergognare a beffeggiare Noè, facendolo passare per un ubriacone. Nella Sacra Scrittura Dio non condanna Noè per quell’episodio. Quell’episodio è descritto come un fatto accidentale, non voluto; e quell’episodio ci mostra come la vera misericordia di Dio ha agito, tramite i figli maggiori, rispetto all’errore del figlio minore che è stato in seguito condannato da Noè. Questa è la verità della Sacra Scrittura che è l’opposto della verità falsa e manipolata da Bergoglio.

Anziché richiamare tutti alla santità, al rispetto dei Comandamenti di Dio Bergoglio continua a beffeggiare i santi della storia di Dio. L’insegnamento di Noè non è servito da lezione per Bergoglio. Perché Bergoglio non condanna l’omosessualità ma la tollera, per non dire che l’incoraggia: “chi sono io per giudicare (i gay)“, disse. Perché non appoggia iniziative come il Family day a sostegno della famiglia voluta da Dio? Siamo tornati al tempo di Sodoma e Gomorra, in cui la perversione e l’omosessualità dilaga, anche tra i figli di Dio. Bergoglio anziché ammonire sembra favorire queste unioni non sante. Quanto sopporterà Dio Padre tutto ciò?

I figli dell’iniquità prima adulano i figli di Dio spingendoli a peccare, facendo loro credere che il peccato è cosa normale, che non ci si deve preoccupare perché il peccato è una condizione normale e così fan tutti. Poi diventano i primi ad accusare i figli di Dio che hanno peccato, facendoli sentire non degni e accusandoli di fronte al Padre Onnipotente.

La Misericordia del Padre è opposta alla misericordia di Bergoglio.

Il peccatore DEVE PARLARE, AMMETTERE IL PECCATO. La parabola del figliol prodigo ci conferma e ci insegna come si deve agire. Il figlio peccatore, pentito, prima pronuncia a parole di aver peccato (contro il padre e contro il Cielo, Dio) e poi abbraccia e si lascia abbracciare dal padre, che sentendo e vedendo il vero pentimento del figlio, lo perdona.

Il pentimento e l’assoluzione devono essere proclamate. Il peccatore deve tirare fuori, buttare fuori, il peccato, vincendo ogni tipo di vergogna. Solo così il peccatore potrà essere e sentirsi veramente liberato dal peccato. Così proclamerà chi, in nome di Dio, è chiamato a perdonare. Il perdono mai potrà essere muto.

Bergoglio insegna una dottrina opposta a quella riportata nelle Sacre Scritture e nei vangeli. Gli insegnamenti di Bergoglio sono opposti a quelli di Gesù. Chi ascolta gli insegnamenti di Bergoglio è destinato a perire spiritualmente, a perdere la vita eterna.




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