Prevost come Ario: “C’è una fratellanza e sorellanza universale indipendentemente dalla religione”
A) Testo del discorso di Prevost:
“Cari fratelli e sorelle! In un tempo per molti aspetti drammatico, nel quale le persone sono sottoposte a innumerevoli minacce alla loro stessa dignità, il 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea è un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi. Questa domanda interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione. Negando la divinità di Cristo, Ario lo ridusse a un semplice intermediario tra Dio e gli esseri umani, ignorando la realtà dell’Incarnazione, cosicché il divino e l’umano rimasero irrimediabilmente separati. (…)
Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani. Nel Credo Niceno professiamo la nostra fede «in un solo Dio Padre»; tuttavia, non sarebbe possibile invocare Dio come Padre se rifiutassimo di riconoscere come fratelli e sorelle gli altri uomini e donne, anch’essi creati a immagine di Dio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dich. Nostra aetate, 5). C’è una fratellanza e sorellanza universale, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione o dall’opinione. Le religioni, per loro natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla (…)”
(Incontro ecumenico di preghiera nei pressi degli scavi archeologici dell’antica basilica di san neofito, Viaggio apostolico in Turchia e in Libano, 28 novembre 2025)
B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:
“Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione” (2Ts 2,3)
“Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 11-13)
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15)
“Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Gv 3,12)
“E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. Questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio” (1Gv 5,11-13)
“Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo. Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso e che fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù” (2Tm 3,13-15)
C) Commento:
Prevost cita l’eresia di Ario che ha provocato tanto dolore a Cristo e ai cristiani nella storia, in quanto Ario negava la Divinità di Gesù, riconoscendo Cristo solo come Uomo e non come Dio.
E oggi Prevost cosa fa? La stessa cosa. In modo eretico afferma che vi è una “fratellanza e sorellanza universale indipendentemente dalla religione”, come già affermato altre volte, sia da Prevost (cfr. “Siamo tutti figli di Dio, pertanto fratelli e sorelle”; “I seguaci di altre religioni sono compagni di viaggio sulla via della verità”; “In spite of different religions we are all brothers and sisters”) sia da Bergoglio (cfr. Bergoglio come Sai Baba. “Noi siamo figli di Dio, tutti… come le dita di una mano: cinque sono le dita”; ““Il pluralismo e le diversità di religione sono una sapiente volontà divina”; “La diversità delle nostre identità religiose è un dono di Dio”). Affermare questo significa negare il primato di Gesù rispetto alle altre religioni; significa dunque negare il Sacrificio salvifico di Gesù sulla Croce, morto affinché tanti, credendo in Lui come unico Salvatore, possano salvarsi.
Per la dottrina cristiana si è fratelli solo in Cristo. Chi si fa battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è “figlio” di Dio, gli altri uomini restano “creature” di Dio.
Ecco l’eresia della “fratellanza universale”, che è il principio cardine del nuovo umanesimo che scarta Cristo e innalza l’uomo, predicando l’uguaglianza universale anche fra le religioni. Ma questa teoria è eretica e si contrappone totalmente alla dottrina cristiana.
Se tutte le religioni portano a Dio (come affermato da Bergoglio) e se tutte le religioni devono essere considerate “sorelle” (come affermato da Prevost) a motivo di una “fratellanza universale”, per chi e perché è morto Gesù, se non per salvare chi, convertendosi, avrebbe creduto in Lui? Per chi e perché sono morti tanti martiri cristiani, se non per convertire tanti uomini e donne a Gesù e all’unica Religione voluta da Gesù?
Prevost, in nome delle “religioni sorelle” e in nome della “fratellanza universale” oggi afferma anche che “le religioni, per loro natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla”. Depositarie di quale verità? Per Bergoglio e Prevost, la verità della “fratellanza universale”; ma per i veri cristiani, una è la Verità, assoluta: quella di Gesù Cristo, che insegna che solo in Gesù vi è Salvezza.
Dunque, da questo, tutti comprendono che quella insegnata da Prevost è un’altra religione, diversa da quella cattolica; che la Chiesa romana attuale è diversa e opposta alla Chiesa di San Pietro e degli Apostoli, di tutti i santi e i martiri della cristianità, che invitavano tutti a lasciare le altre religioni e le altre chiese per unirsi all’unica Chiesa, Una, Santa e Universale, voluta da Gesù.
Ieri vi era l’eresia di Ario e poi quella di Lutero; oggi vi è quella di Bergoglio e di Prevost, che i veri cristiani, oggi più di ieri, devono combattere e vincere, con le armi della fede e del coraggio, uscendo allo scoperto e lasciando ogni umana comodità, per il bene e l’amore di tanti fedeli che rischiano di perdere la salvezza e di sprofondare all’inferno, che è il posto destinato agli eretici.