“Tutti siamo figli di Dio”
A) Testo del discorso di Prevost:
“Signor Presidente, distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico, Signore e Signori!
Grazie di cuore per la cortese accoglienza! Sono lieto di iniziare dal vostro Paese i viaggi apostolici del mio pontificato, dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze. (…)
Desidero assicurare che all’unità del vostro Paese intendono contribuire positivamente anche i cristiani, che sono e si sentono parte dell’identità turca, tanto apprezzata da San Giovanni XXIII, da voi ricordato come il “Papa turco” per la profonda amicizia che lo legò sempre al vostro popolo. Egli, che fu Amministratore del Vicariato Latino di Istanbul e Delegato Apostolico in Türkiye e Grecia dal 1935 al 1945, si adoperò intensamente affinché i cattolici non si estraniassero dalla costruzione della vostra nuova Repubblica. «Ecco – scriveva in quegli anni –, noi cattolici latini di Istanbul, e cattolici di altro rito: armeno, greco, caldeo, siriano, ecc. siamo qui una modesta minoranza che vive alla superficie di un vasto mondo con cui abbiamo solo contatti di carattere esteriore. Noi amiamo distinguerci da chi non professa la nostra fede: fratelli ortodossi, protestanti, israeliti, musulmani, credenti o non credenti di altre religioni […]. Pare logico che ciascuno si occupi di sé, della sua tradizione familiare o nazionale, tenendosi serrato entro il cerchio limitato della propria consorteria […]. Miei cari fratelli e figliuoli: io debbo dirvi che nella luce del Vangelo e del principio cattolico, questa è una logica falsa». (…)
Giustizia e misericordia sfidano la legge della forza e osano chiedere che la compassione e la solidarietà siano considerate criteri di sviluppo. Per questo, in una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. (…)”
(Incontro con le Autorità, con i rappresentanti della società civile e con il Corpo diplomatico, Ankara, 27 novembre 2025)
B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:
“Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione” (2Ts 2,3)
“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo” (Mt 28,19)
“Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,15-16)
C) Commento:
Prevost, ad Ankara, di fronte alle Autorità della Turchia, di fronte a chi professa la fede mussulmana, afferma che “tutti siamo figli di Dio”, in perfetta continuità con Bergoglio (cfr. Bergoglio dice: «Dio è Padre di tutti, di cristiani e di non cristiani. Siamo tutti figli di Dio». E lo spirito dell’anticristo si manifesta sempre più).
Nuovamente ritorna questo insegnamento, pilastro della dottrina della nuova religione eretica insegnata dalla chiesa di Roma: la “fratellanza universale” (cfr. “Siamo tutti figli di Dio, pertanto fratelli e sorelle”; “I seguaci di altre religioni sono compagni di viaggio sulla via della verità”; Prevost: Tutte le religioni sono “sorelle”), che vuole riunire tutti gli appartenenti di tutte le religioni del mondo svendendo il primato di Gesù.
Per i cristiani invece si è fratelli solo in Gesù, dopo aver ricevuto il Battesimo, credendo che solo in Gesù (e non in altre religioni) vi può essere Salvezza.