“Maria non è né Corredentrice né Mediatrice di tutte le grazie”
A) Testo del documento:
“Presentazione
La presente Nota risponde a numerose domande e proposte che sono giunte presso la Santa Sede negli ultimi decenni – in particolare presso questo Dicastero – circa questioni riguardanti la devozione mariana e particolarmente alcuni titoli mariani. (Sono questioni che hanno suscitato preoccupazioni presso gli ultimi Pontefici e che sono state ripetutamente trattate nel corso degli ultimi trent’anni nei diversi ambiti di studio del Dicastero, come Congressi, Sessioni ordinarie, etc. Ciò ha permesso a questo Dicastero di disporre di un materiale abbondante e ricco che è alla base della presente riflessione.)
Questo testo, mentre chiarisce in che senso sono accettabili o meno alcuni titoli ed espressioni riferiti a Maria, allo stesso tempo si propone di approfondire i corretti fondamenti della devozione mariana, precisando il posto di Maria nella sua relazione con i fedeli, alla luce del mistero di Cristo quale unico Mediatore e Redentore. Ciò implica una fedeltà profonda all’identità cattolica e, allo stesso tempo, un particolare sforzo ecumenico. […] Víctor Manuel Card. Fernández, Prefetto
(…)
17. Il titolo di Corredentrice appare nel XV secolo come correzione dell’invocazione di Redentrice (abbreviazione di Madre del Redentore) che Maria riceveva dal X secolo. San Bernardo assegna a Maria un ruolo ai piedi della Croce che dà origine al titolo di Corredentrice, titolo che ritroviamo per la prima volta, in un inno anonimo del XV secolo, a Salisburgo. Anche se la denominazione Reden-trice si era conservata per i secoli XVI e XVII, questa scomparve completamente nel XVIII secolo per essere sostituita con Corredentrice. L’indagine teologica sulla cooperazione di Maria alla Redenzione, nel corso della prima metà del XX secolo, ha portato a una comprensione più profonda del titolo di-Corredentrice.
18. Alcuni Pontefici hanno impiegato questo titolo senza soffermarsi a spiegarlo. Generalmente, lo hanno presentato in due maniere distinte: in relazione alla maternità divina, in quanto Maria, come ma-dre, ha reso possibile la Redenzione realizzata da Cristo; in riferimento alla sua unione con Cristo ac-canto alla Croce redentrice. Il Concilio Vaticano II evitò di impiegare il titolo di Corredentrice per ra-gioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche. San Giovanni Paolo II lo utilizzò, almeno in sette occasio-ni, collegandolo soprattutto al valore salvifico del nostro dolore offerto insieme a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la Croce. […]
21. Papa Francesco ha espresso, in almeno tre circostanze, la sua posizione chiaramente contraria all’uso del titolo diCorredentrice, sostenendo che Maria «non ha mai voluto prendere per sé qualcosa di suo Figlio. Non si è mai presentata come co-redentrice. No, discepola». L’opera della Redenzione è stata perfetta e non necessita di alcuna aggiunta. Perciò, «la Madonna non ha voluto togliere a Gesù alcun titolo […]. Non ha chiesto per sé di essere una quasi-redentrice o una co-redentrice: no. Il Redentore è uno solo e questo titolo non si raddoppia».Cristo «è l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo». Perché «il sacrificio della Croce, offerto con animo amante ed obbediente, presenta una soddisfazione sovrabbondante ed infinita».Sebbene possiamo prolungarne gli effetti nel mondo (cf.Col 1,24), né la Chiesa né Maria possono sostituire o perfezionare l’opera redentrice del Figlio di Dio incarnato, che è stata perfetta e non ha bisogno di aggiunte.
22. Considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Reden-zione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria. Questo titolo rischia di oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo e, pertanto, può generare confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana, perché «in nessun altro c’è sal-vezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At4,12). Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente. In questo caso, non aiuta ad esaltare Maria come prima e massima collaboratrice dell’opera della Reden-zione e della grazia, perché il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, l’unico capace di offrire al Padre un sacrificio di infinito valore, non costituirebbe un vero onore alla Madre. In effetti, ella come «serva del Signore» (Lc 1,38), ci indica Cristo e ci chiede di fare «qualsiasi cosa Lui vi dica» (Gv 2,5).
Mediatrice
23. Il concetto di “mediazione” si utilizza nella Patristica orientale a partire dal VI secolo. Nei secoli seguenti, Sant’Andrea di Creta, San Germano di Constantinopoli e San Giovanni Damasceno utiliz-zano questo titolo con differenti significati. In Occidente, fin dal XII secolo se ne fa un uso più fre-quente, sebbene non fu prima del XVII secolo che venne affermato come tesi dottrinale. […]
27. Nel Concilio Vaticano II, il termine di mediazione si riferisce soprattutto a Cristo e, talvolta, anche a Maria, sebbene in maniera chiaramente subordinata. Di fatto, in riferimento a Lei si preferì usare una terminologia differente, incentrata sulla cooperazione o sul soccorso materno.[52]L’insegnamento del Concilio formula chiaramente la prospettiva della intercessione materna di Maria, con espressioni co-me «molteplice intercessione» e «protezione materna».Tali due aspetti, uniti, configurano la specificità della cooperazione di Maria nell’azione di Cristo per mezzo dello Spirito. In senso stretto, non pos-siamo parlare di altra mediazione della grazia che non sia quella del Figlio di Dio incarnato. Per tale motivo è necessario ricordare sempre, e non nascondere, la convinzione cristiana per la quale «deve essere fermamente creduta, come dato perenne della fede della Chiesa, la verità di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Signore e unico Salvatore, che nel suo evento di incarnazione, morte e risurrezione ha portato a compimento la storia della salvezza, che ha in Lui la sua pienezza e il suo centro». […]
67. Alcuni titoli, come per esempio quello di Mediatrice di tutte le grazie, hanno dei limiti che non facilitano la corretta comprensione del ruolo unico di Maria. Difatti, lei, che è la prima redenta, non può essere stata mediatrice della grazia da lei stessa ricevuta. Non si tratta di un dettaglio di poca importanza, perché rivela qualcosa di centrale: che, anche in lei, il dono della grazia la precede e procede dall’iniziativa assolutamente gratuita della Trinità, in previsione dei meriti di Cristo. Lei, come tutti noi, non ha meritato la propria giustificazione a motivo di alcuna sua azione precedente, né tantomeno di alcuna sua azione successiva. Anche per Maria, l’amicizia con Dio attraverso la grazia sarà sempre gratuita. La sua preziosa figura è testimonianza suprema della ricettività credente di chi, più e meglio di chiunque altro, si è aperto con docilità e piena fiducia all’opera di Cristo, e allo stesso tempo è il miglior segno della potenza trasformatrice di questa grazia.
68. In altro senso, il titolo precedentemente menzionato corre il rischio di presentare la grazia divina come se Maria si convertisse in un distributore di beni o di energie spirituali, senza un legame con la nostra relazione personale con Gesù Cristo. […]
69. Lei, con la sua intercessione, può implorare per noi gli impulsi interiori dello Spirito Santo, che chiamiamo “grazie attuali”. Si tratta di quegli aiuti dello Spirito Santo che operano anche nei peccatori al fine di disporli alla giustificazione, e altresì in coloro che sono già giustificati dalla grazia santificante, al fine di stimolarli alla crescita. In tale senso preciso, si deve interpretare il titolo di “Madre della grazia”. […]
75. Nel caso dei presunti fenomeni soprannaturali, che hanno già ricevuto un giudizio positivo da parte della Chiesa, dove ricorrano alcune delle espressioni o titoli come quelli summenzionati si dovrà tenere conto che «nel caso in cui venga concesso da parte del Dicastero un Nihil obstat […], tali fenomeni non diventano oggetto di fede – cioè i fedeli non sono obbligati a prestarvi un assenso di fede». […]
78. […] È colei che, come ogni madre, ha portato suo figlio in grembo, lo ha allattato, lo ha cresciuto amorevolmente con l’aiuto di San Giuseppe, e non le sono mancati gli scossoni e i dubbi della maternità (cf. Lc 2,48-50). È colei che canta al Dio che «ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,53), colei che soffre con gli sposi che sono rimasti senza vino per la loro festa (cf. Gn 2,3), che sa correre a dare una mano alla cugina che ne ha bisogno (cf. Lc 1,39-40), che si lascia ferire, come trafitta da una spada a causa della storia del suo popolo, di cui suo Figlio è «segno di contraddizione» (Lc 2,34); è colei che capisce cosa significa essere un migrante o un esule (cf. Mt 2,13-15), che nella sua povertà può offrire solo due piccoli colombi (cf. Lc 2,24) e che sa cosa vuol dire essere disprezzati per appartenere alla famiglia di un povero falegname (cf. Mc 6,3-4). […]
Madre del Popolo fedele, prega per noi.
Il Sommo Pontefice Leone XIV, il 7 ottobre 2025, Memoria Liturgica della Beata Vergine Maria del Rosario, ha approvato la presente Nota, deliberata nella Sessione Ordinaria di questo Dicastero, nella Feria del 26 marzo 2025, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Leo PP. XIV, 7 Ottobre 2025”
(Mater Populi fidelis, Nota dottrinale su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza, Dicastero della Dottrina della Fede, 4 novembre 2025)
B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:
“Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15)
“Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre»” (Lc 1,46-55)
“Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24)
“Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni. Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte»” (Ap 12,1-10)
C) Commento:
Maria non è Corredentrice e Maria non è la Mediatrice di tutte le grazie”. Con un documento scritto dal prefetto della Congregazione della Fede controfirmato dal pontefice romano (beffardamente nel giorno della Festa della Regina delle Vittorie) Prevost annienta la potenza salvifica di Maria, trascinando nel baratro dell’eresia e dell’inferno tanti piccoli che pregano Maria per essere salvati.
Ecco la lotta finale tra il Bene e il Male che entra nel vivo: la Donna vestita di Sole descritta nell’Apocalisse combatte insieme a San Michele e ai Suoi Angeli il dragone e i suoi seguaci, che sono ben consapevoli che la loro sconfitta definitiva giungerà da Maria, come è chiaramente scritto nel Libro della Genesi: sarà Maria e la Sua Stirpe a schiacciare la testa del serpente antico.
Maria è e sarà “la” protagonista indiscussa della storia della Salvezza: Colei che lo ha schiacciato una volta, sotto la Croce, unita al Cristo, lo schiaccerà nuovamente e definitivamente, unita al Cristo, schiacciandogli per sempre la testa con il Suo Calcagno, sprofondandolo nello stagno di fuoco per l’eternità: “E il diavolo fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli”. (Ap 20,10).
Ecco il disperato tentativo del dragone e dei suoi seguaci di bloccare e annientare l’azione vittoriosa del Calcagno di Maria impedendo alla Sua Stirpe, al Popolo fedele a Dio, di usare l’arma più potente che Dio Onnipotente ha donato loro negli ultimi tempi per vincere il Maligno: invocare Maria, la piena di grazia, Colei che per la speciale grazia ricevuta dal Padre Onnipotente, tutto può. Dio, per grazia, ha accordato a Maria, unita al Figlio, il potere di salvare (ecco la Corredentrice) e di poter ottenere ogni grazia (ecco la Mediatrice di tutte le grazie), per far giungere tutti alla Salvezza (cfr. Decreto Pontificio, In Maria, con Maria e per Maria, 22/12/2019).
Con questo documento ufficiale Prevost, in perfetta continuità con Bergoglio, annienta l’insegnamento delle Sacra Scrittura, dei Santi e dei padri della Chiesa, calando la maschera ed uscendo definitivamente allo scoperto in neppure sei mesi dal suo insediamento: prima svendendo il Sacrificio salvifico di Cristo, messo sullo stesso piano delle altre religioni (cfr. Prevost: Tutte le religioni sono “sorelle”; “I seguaci di altre religioni sono compagni di viaggio sulla via della verità”), ora svendendo e annientando la missione salvifica di Maria.