Gli auguri al veleno di Bergoglio ai “confratelli” della curia romana

 

A) Testo del discorso di J.M. Bergoglio:

Cari fratelli e sorelle, (…) Quella di oggi è una nuova occasione per scambiarci gli auguri natalizi e auspicare per tutti voi, per i vostri collaboratori, per i Rappresentanti pontifici, per tutte le persone che prestano servizio nella Curia e per tutti i vostri cari un santo e gioioso Natale e un felice Anno Nuovo. Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico. Tanti auguri davvero! (…) La relazione che da queste immagini si può dedurre è quella di comunione di filiale obbedienza per il servizio al popolo santo di Dio. Non c’è dubbio, poi, che tale dev’essere anche quella che esiste tra tutti quanti operano nella Curia romana, dai Capi Dicastero e Superiori agli ufficiali e a tutti. La comunione con Pietro rafforza e rinvigorisce la comunione tra tutti i membri. (…) Questo è molto importante per superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano (…) un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano. (…) Permettetemi qui di spendere due parole su un altro pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del “Papa non informato”, della “vecchia guardia”…, invece di recitare il “mea culpa”. Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene. (…) È opportuno, allora, tornando all’immagine del corpo, evidenziare che questi “sensi istituzionali”, cui potremmo in qualche modo paragonare i Dicasteri della Curia romana, devono operare in maniera conforme alla loro natura e alla loro finalità: nel nome e con l’autorità del Sommo Pontefice (…). Essi sono chiamati ad essere nella Chiesa come delle fedeli antenne sensibili: emittenti e riceventi. Antenne emittenti in quanto abilitate a trasmettere fedelmente la volontà del Papa e dei Superiori. La parola “fedeltà” per quanti operano presso la Santa Sede «assume un carattere particolare, dal momento che essi pongono al servizio del Successore di Pietro buona parte delle proprie energie, del proprio tempo e del proprio ministero quotidiano. (…) L’immagine dell’antenna rimanda altresì all’altro movimento, quello inverso, ossia del ricevente. Si tratta di cogliere le istanze, le domande, le richieste, le grida, le gioie e le lacrime delle Chiese e del mondo in modo da trasmetterle al Vescovo di Roma (…)” (Presentazione degli auguri natalizi della curia romana, 11 dicembre 2017)

 

B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:

Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi” (Mc 3,24)

 

C) Commento:

Bergoglio fa gli auguri di Natale ai suoi “confratelli” e manifesta la divisione che regna sovrana nella Chiesa di Roma. Gli auguri di Bergoglio sono in realtà degli auguri “al veleno”, dove Bergoglio ne ha per tutti.

Bergoglio richiama dapprima tutti alla “filiale obbedienza” nei suoi confronti; poi parla della necessità che tutti siano “in comunione con Pietro” (cioè con lui); quindi della “squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie” che rappresentano “un cancro che porta all’autoreferenzialità”; del “pericolo dei traditori” di fiducia o “degli approfittatori” della Chiesa; delle persone che “si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del Papa non informato”. Quindi tutti coloro che sono stati silurati e che si sono appellati a Bergoglio per trovare grazia, hanno sperimentato la vera “misericordia” di Bergoglio, una misericordia spietata nei confronti di chi, dall’esterno o dall’interno, osa mettersi contro Bergoglio e i suoi fedeli ministri.

Poi, parlando dell’immagine del corpo, Bergoglio richiama nuovamente tutti all’ordine, ad “operare in maniera conforme alla loro natura e alla loro finalità: nel nome e con l’autorità del Sommo Pontefice”. Quindi: ordine e obbedienza, come quando il 17/10/2015 invitò tutti i Vescovi, dopo il Sinodo sulla famiglia, a rimanere “sub Petro”, “sotto a Pietro”, sotto al ministero petrino, quindi a non ribellarsi e a rimanere sottomessi a Bergoglio.

Infine Bergoglio esorta tutti ad essere allo stesso tempo fedeli esecutori (le “antenne emittenti, in quanto abilitate a trasmettere fedelmente la volontà del Papa e dei Superiori”) e fedeli “spioni” (le “antenne riceventi”), invitando tutti a rapportargli fedelmente tutto ciò che avviene all’interno della curia e delle chiese locali. In sintesi: fedeltà assoluta e totale a Bergoglio (non a Dio, a Gesù e ai Suoi insegnamenti autentici), nell’eseguire (i suoi ordini) e nel riportare (le “chiacchere” degli altri contro di lui). Quindi la teoria del “terrorismo delle chiacchiere” vale per chi complotta contro Bergoglio ma non a suo favore.

Da tutto ciò si comprende che nella chiesa di Bergoglio non vi è fratellanza, ma si pretende una vera e propria sottomissione a Bergoglio. Non si vive un’obbedienza frutto dell’amore, che i fratelli nutrono nei confronti del proprio pontefice, ma un’obbedienza obbligata, pretesa, praticamente estorta. Il clima tra fratelli è di ostilità, di discordia totale, dove tutti sono contro tutti e ognuno pensa solo a se stesso, dove l’egoismo è totale, dove la paura è totale: chi osa criticare l’operato di Bergoglio e non si attiene ai suoi “diktat” viene “misericordiato”, escluso, emarginato, mandato ai confini, come è già avvenuto per tanti cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici.




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