La “famiglia voluta da Dio” e la libera scelta dell’errore

 

A) Testo del discorso di J.M. Bergoglio:

“Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione. Con questo stesso atteggiamento spirituale e pastorale, la vostra attività, sia nel giudicare sia nel contribuire alla formazione permanente, assiste e promuove l’opus veritatis. Quando la Chiesa, tramite il vostro servizio, si propone di dichiarare la verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa” (Discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Rota romana, 22 gennaio 2016)

 

B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:

Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,37)

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono” (Lc 1,49-50)

 

C) Commento:

Bergoglio manifesta la sua inconsistenza e la sua incoerenza.

Nel discorso pronunciato davanti ai giudici della Rota romana dapprima afferma che il matrimonio davanti a Dio è diverso da altri tipi di unione; poi, subito dopo, afferma che anche chi volontariamente (per libera scelta) vive in uno stato di oggettivo errore (sono esempi di oggettivo errore: la convivenza; le seconde o più nozze; le unioni omosessuali) troverà comunque la misericordia di Cristo e della Chiesa.

Ecco l’inconsistenza del suo messaggio che si manifesta. Ecco l’ambiguità del suo messaggio che si manifesta. Ecco il suo voler apparire sia in linea con la dottrina cristiana sia in linea con se stesso, con quanto da egli stesso sempre manifestato in tema di famiglia, dal “chi sono io per giudicare (i gay)“, alla tolleranza della convivenza, al motu proprio che apre a dismisura la possibilità di annullamento delle nozze, al richiamo continuo della misericordia che Dio, in quanto buono, dispenserebbe comunque, al di là dell’effettiva volontà del peccatore di non peccare più.

Chi vive per libera scelta (e quindi con convinzione) uno stato di oggettivo errore (e quindi di peccato), come fa a ricevere la misericordia di Cristo e della Chiesa, se non si pente e non chiede perdono e non cambia vita?

Gesù non ha insegnato con ambiguità. Gesù non diceva e poi “sdiceva”.

Gesù è sempre stato coerente nel Suo magistero. E conoscendo la tattica comunicativa dello spirito del nemico di Dio, Gesù ha messo in guardia tutti con chiarezza, dicendo: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; e no, no“. Quindi due volte “sì” o due volte “no”. Non dire prima un “sì” e subito dopo un “no”. Perché questo modo di comunicare, di insegnare, non proviene dallo Spirito Santo che è in Cristo, ma proviene da uno spirito non santo che appartiene al nemico di Dio e a tutti i suoi figli e seguaci.

Bergoglio nel suo discorso prima dice un “sì” (che il matrimonio in Dio è diverso da altre forme di unione); poi, subito dopo, dice un “no” (che chi anche per libera scelta è in errore riceve la misericordia di Cristo).

Ma quest’ultima affermazione è falsa, equivale ad un “no”, perché è in contrasto con la Verità rivelata da Gesù. Il peccatore, per ricevere la misericordia, deve pentirsi, chiedere perdono e con tutta la propria volontà non deve peccare più. Bergoglio non dice ciò. Dice semplicemente che anche chi per libera scelta è in errore, riceverà la misericordia di Cristo. Non dice che si deve cambiare vita e uscire dall’errore e dal peccato. Ma dice che la misericordia arriverà, comunque. Quindi, perché dover cambiare vita, pur nell’errore, se il Padre perdona comunque?

Ecco l’inganno da cui mette in guardia Gesù. Ecco lo smascheramento di chi è guidato da uno spirito che non è santo, che prima dice e poi “sdice”.
Ecco il volersi sempre nascondere dietro alla parola “misericordia”.

A proposito della Misericordia, Sant’Alfonso Maria dei Liguori scrisse:
«In due modi cerca il demonio d’ingannare l’uomo per farlo perdere; dopo il peccato, lo tenta a disperarsi col rigore della divina giustizia; prima però del peccato l’incoraggia a peccare colla speranza sulla divina misericordia.
E fa assai più strage d’anime con questo secondo inganno che col primo. “Dio è di misericordia“. Ecco la risposta dei peccatori ostinati a chi loro parla di convertirsi. “Dio è di misericordia“. Ma come cantò la divina Madre: “la sua misericordia si stende su quelli che lo temono (Lc 1, 50)”, il Signore usa misericordia a chi teme di offenderlo, non già a chi si serve della di lui misericordia per più ingiuriarlo.
Dio è di misericordia“. Dio è misericordioso, ma ancora è giusto.
I peccatori vorrebbero solamente che fosse misericordioso, ma non giusto; ma ciò non è possibile, perché se Dio sempre perdonasse e non castigasse mai, mancherebbe nella giustizia»
(S. Alfonso, da Via della salute, Abuso della misericordia di Dio).

Mai lo spirito che non proviene da Dio potrà prevalere sullo Spirito di Dio.
Mai lo spirito che non proviene da Dio potrà confondere le menti e i cuori dei figli di Dio, che non si lasceranno sedurre dal canto delle sirene ma rimarranno fedeli agli insegnamenti autentici di Cristo e dei Suoi Amici.

Questa è la vera riscossa cristiana, di chi non si arrende ma avanza.




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