Il paralitico guarito e l’ingannevole misericordia

 

A) Testo del discorso di J.M. Bergoglio:

(…) Fra di loro c’era un paralitico che era lì da ben trentotto anni. E Gesù, «che conosceva il cuore di quell’uomo» e sapeva che da molto tempo era in quelle condizioni, «gli disse: “Vuoi guarire?”». (…) Di fronte a una domanda del genere, ha continuato Francesco, «tutti gli altri che erano lì, infermi, ciechi, zoppi, paralitici avrebbero detto: “Sì, Signore, sì!”». Invece costui sembra proprio «un uomo strano» e «rispose a Gesù: “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita; mentre infatti sto per andarvi un altro scende prima di me”». La sua risposta, cioè, «è una lamentela: “Ma guarda, Signore, quanto brutta, quanto ingiusta è stata la vita con me. Tutti gli altri possono andare e guarire e io da 38 anni che cerco ma…”». (…) Appare qui ben descritto «il peccato dell’accidia», un «brutto peccato». Quest’uomo, ha detto il Papa, «era malato non tanto dalla paralisi ma dall’accidia, che è peggio di avere il cuore tiepido, peggio ancora». L’accidia, ha continuato, è quel vivere tanto per vivere, è quel «non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita»: è l’«aver perso la memoria della gioia». Addirittura «quest’uomo neppure di nome conosceva la gioia, l’aveva persa».
Si tratta, ha ribadito il Pontefice, di una «malattia brutta», che porta a nascondersi dietro giustificazioni del tipo: «Ma sono comodo così, mi sono abituato… Ma la vita è stata ingiusta con me…». Così dietro le parole del paralitico, «si vede il risentimento, l’amarezza di quel cuore». Eppure «Gesù non lo rimprovera», lo guarda e gli dice: «Alzati, prendi la barella e vai via». E quell’uomo prende la barella e va via.
Il racconto evangelico continua, specificando che il fatto avvenne di sabato e che l’uomo incontrò i dottori della legge che gli obbiettarono: «Ma no, non ti è lecito, perché il codice dice che il sabato non si può fare questo… E chi ti ha guarito?». Riferendosi a Gesù continuavano: «No, quello no, perché va contro il codice, non è di Dio quell’uomo». Di fronte a questa scena il Papa ha tracciato un breve profilo di quell’uomo, una persona che «non sapeva come arrangiarsi nella vita» e che a
Gesù «neppure aveva detto “grazie”». Neanche gli aveva chiesto il nome. L’uomo si è semplicemente «alzato con quell’accidia» che lo contraddistingueva e se ne è andato. Un distacco che fa ancora una volta apparire quanto l’accidia sia «un brutto peccato».
Questo peccato, ha spiegato il Papa, può coinvolgere ogni uomo: è «vivere perché è gratis l’ossigeno, l’aria», è «vivere sempre guardando gli altri che sono più felici di me, vivere nella tristezza, dimenticare la gioia». È, insomma, «un peccato che paralizza, ci fa paralitici. Non ci lascia camminare». E anche a noi Gesù oggi dice: «Alzati, prendi la tua vita come sia, bella, brutta come sia, prendila e vai avanti. Non avere paura, vai avanti con la tua barella — “Ma, Signore, non è l’ultimo modello…” — Ma vai avanti! Con quella barella brutta, forse, ma vai avanti! È la tua vita è la tua gioia».
La prima domanda che il Signore pone a tutti, oggi, è quindi: «Vuoi guarire?». E se la risposta è «Sì, Signore», Gesù esorta: «Alzati!». Perciò, ha concluso il Pontefice richiamando l’antifona della messa («“Voi che avete sete venite alle acque — sono acque gratis, non a pagamento — voi dissetatevi con gioia”»), se «noi diciamo al Signore: “Sì, voglio guarire. Sì, Signore, aiutami che voglio alzarmi”, sapremo com’è la gioia della salvezza»” (Omelia, Casa Santa Marta, 28 marzo 2017)

 

B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:

Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”. Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato” (Gv 5:5-9;14-16)

 

C) Commento:

Bergoglio stravolge il significato autentico della narrazione del Vangelo di Giovanni del paralitico guarito alla piscina di Betzaetà e interpreta a modo suo, con pensieri suoi, che non trovano alcun fondamento nel racconto evangelico, il racconto che è di fondamentale insegnamento per comprendere la giusta relazione tra la vera Misericordia e la Giustizia di Dio.

Gesù manifesta la Sua misericordia e la Sua compassione verso il paralitico che viene guarito dopo 38 anni di sofferenze. Ma, nello stesso tempo, lo ammonisce e lo invita a non peccare più, “perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio” (Gv 5,14). Quindi, la misericordia di Gesù presuppone la ferma volontà, il fermo impegno del peccatore perdonato di non peccare più, perché diversamente la Misericordia lascerebbe il posto alla Giustizia.

Questo insegnamento di Gesù smaschera l’insegnamento (falso) di Bergoglio in tema di misericordia e giustizia. La misericordia di Bergoglio è opposta a quella insegnata da Gesù. Bergoglio fa credere che Gesù perdona sempre e comunque, al di là del comportamento futuro del peccatore (cfr. La vera e la falsa misericordia). E questo è un grande inganno, perché se il peccatore non si converte ma continua a peccare, è destinato a perire all’inferno.

Ma Bergoglio, anziché mettere in evidenza tutto ciò, si inventa pensieri e riflessioni sul tema che non trovano alcun fondamento nel brano del Vangelo. Bergoglio dipinge il paralitico come un uomo “comodo”, “lamentoso”, pieno di risentimento verso la vita e verso Dio. Bergoglio si accanisce contro il paralitico, dimostrando di non usare per niente misericordia. Gesù invece guarisce il paralitico perché scorge nel suo cuore uno spiraglio di luce e usa la sua misericordia per poterlo salvare, invitandolo subito dopo a fare attenzione, per “non peccare più”.

Questa è la vera misericordia di Dio. Una misericordia che non si accanisce contro i deboli, contro i sofferenti, contro gli emarginati, anche nel caso in cui abbiamo in precedenza sbagliato. Ma nello stesso tempo la Misericordia di Dio presuppone uno spirito nuovo, una volontà viva e vera a non cadere più nello stesso errore, a non peccare più, perché diversamente Dio sarà costretto ad applicare la Sua Giustizia.

Bergoglio invece con le sue parole non fa altro che manifestare ancor di più il suo insegnamento ingannevole sulla misericordia. Bergoglio prima si accanisce contro il paralitico, debole e sofferente. Poi, evita di evidenziare che la misericordia vera di Gesù è strettamente unita all’invito di Gesù a non peccare più, perché non accada qualcosa di peggio. Tutto ciò fa comprendere perché Bergoglio non è per niente misericordioso e perché il suo insegnamento è ingannevole.




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