Rispondiamo all’articolo di Francesco Romanetti
“Il fango, i porci e la difesa delle Perle di Dio”

 

Chi non muore, per ora, si rilegge. Avremmo preferito non rileggerla più, viste le corbellerie da lei scritte circa due anni fa. Ma dopo quasi due anni di oblio lei ritorna e rincara la dose, sparando cavolate a go go, una dietro l’altra.

Evidentemente lei è di dura cervice e, nonostante sia stato sbugiardato (per usare un termine a lei caro) per le corbellerie e falsità scritte sul Bambino Gesù e sulla costruzione della Casa Serena, ora ci riprova nuovamente. E nuovamente le andrà male.

Tutti ricordano la bufala clamorosa delle pietre di Casa Serena vendute a 300 euro l’una, che ancora circola sul web, di cui lei, Romanetti, è il triste e menzognero autore. Ora dice altre menzogne e falsità, come quella di Samuele che viaggia in Mercedes e altro ancora.

Nella nostra prima replica abbiamo cercato, con ironia, di farle comprendere gli errori. Ora senza ironie le diciamo anzitutto che lei è un gran maleducato, un millantatore e, nuovamente ripetiamo, un menzognero. Lei è anzitutto un volgare maleducato, che non ha rispetto per le persone di cui scrive, neppure per quelle che non possono più personalmente rispondere. Non si sarebbe dovuto permettere di dire le cattiverie e le falsità che ha scritto su Giuseppina Norcia. Solo fango, che le si ritorcerà addosso. Se a lei piace sguazzare nel fango faccia pure. Ma Giuseppina, la Perla pura che Dio ha donato all’umanità, non deve essere infangata. Le perle non si devono gettare ai porci. E i porci devono stare lontano dalle Perle di Dio.

Giuseppina non le può rispondere direttamente. Lo facciamo noi per lei. A Giuseppina affidiamo con premura santa la sua anima, affinché dal Cielo Ella la possa affidare alla misericordiosa giustizia del Padre. Lei definisce Giuseppina, con disprezzo, una “sempliciotta” e poi ancora “santona”. Queste parole sono false, inaccettabili e piene di sprezzo nei confronti di Colei che per tutti noi è più di una madre, una madre che spiritualmente si è donata, con amore, vero amore, quell’amore di cui le abbiamo già scritto ma che lei non conosce. Giuseppina è portatrice di Umiltà e Semplicità santa, di un Amore puro, quell’Amore che ci spinge ad ergerci e a difenderLa. Ma chi conosce solo l’amore disordinato del mondo, quello di chi, pur di appagare i sensi, pratica e predilige ciò che è contro natura e ciò che è abominevole agli occhi di Dio, mai potrà comprendere tutto ciò. Lei non l’ha conosciuta, Giuseppina; quindi non La nomini più. Parli di altro. Parli della difesa dei diritti dei gay, parli di ciò in cui crede ma eviti di parlare di ciò che non conosce. Se continuerà a gettare fango, il fango le si ritorcerà contro.

Lo stesso discorso vale per Samuele che, con ancor maggiore disprezzo della volta precedente, lei apostrofa in malo modo. Lei non scrive per raccontare i fatti (che non conosce). Lei scrive per prendersi una umana rivincita rispetto a Samuele. Lei voleva intervistarlo per fare lo scoop: e invece di fare lo scoop, con la sua inchiesta ha fatto flop. Che figuraccia che ha fatto Romanetti. Ma ancora non le è bastato. Insiste e persiste. Come il faraone, che si intestardì a tal punto che andò pesantemente a sbattere contro Dio e l’inviato di Dio e si fece male.

Ora, cavalcando l’onda dell’attacco mediatico che la Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme sta subendo, lei ritorna all’attacco. Stavolta il suo flop sarà ancora più grande ed eclatante. Non si rende conto di aver imboccato una strada senza ritorno, che la porterà ad essere professionalmente svergognato davanti a tutti. La attendiamo al varco. L’ultima volta fu lei a sfidare Samuele, invitandolo a presentarsi in quel di Cercola. Samuele si presentò (non per lei) e parlò con chiarezza, come è solito fare. E indirettamente rispose anche a lei. E fu lui a sbugiardare lei.

Ma ora ecco che lei ritorna, come l’avvoltoio che, pensando di potersi avventare su colui che sembra atterrato, si avvicina cercando di infierire. Ma anche stavolta soccomberà. Perché noi non siamo atterrati: siamo vivi, più vivi che mai.

Punto primo: la scomunica di Bergoglio non è una nostra sconfitta, ma un nostra vittoria. Bergoglio ha scomunicato troppo tardi coloro che nel frattempo già se ne erano andati dalla sua casa, che è in rovina. Perciò la sua cosiddetta scomunica non ci tocca. Ma al contrario tocca tutti coloro che pensavano di poter tenere i piedi in due scarpe. La Nuova Gerusalemme non arretra ma avanza.

Punto secondo: le indagini della magistratura. La Nuova Gerusalemme affronterà, anche stavolta, questo ennesimo polverone mediatico, che come una bomba ad orologeria puntualmente scoppia non appena viene dato vita a qualcosa di nuovo. Lei scrive ma non conosce i fatti. Quando fu costituita la Onlus, nel 2001, un altro polverone mediatico si alzò contro Gesù Bambino, contro Giuseppina. Anche allora si parlò di truffe, di persone che avevano donato tutti i loro beni rimanendo sul lastrico; e tante altre fesserie simili. Fesserie. Tutto finito con un niente di fatto. Tutte le accuse archiviate perché il fatto non sussisteva. Fandonie. Indagini scaturite dall’invidia di qualcuno che in anonimato fece denunce. Indagini scaturite dall’utilizzo delle così dette “fonti aperte”, cioè scaturite da false testimonianze pubblicate sul web o sulla stampa, da chi ama, come lei, gettare fango perché animato da cattive intenzioni; e non amante della Verità, perché i figli di colui che è il Principe della menzogna, non amano la Verità.

Questi sono i fatti, che superano e oltrepassano le vane e false parole. Nonostante ciò, ciclicamente queste fandonie ritornano. Perché a qualcuno la Nuova Gerusalemme proprio non va giù. E’ indigesta. Ora vi è la storia del riciclaggio, che incautamente è stata data in pasto alla stampa. Apriti cielo. Ecco che gli avvoltoi e gli sciacalli ritornano e gridano nuovamente, proferendo altri insulti. Ma tutto finirà come è iniziato. Un gran polverone, articoli su articoli, per vendere qualche copia di giornale in più. Ma la Verità, come sempre, trionferà. Come è avvenuto finora, negli anni passati, così accadrà anche ora. Noi di ciò siamo sicuri e mettiamo non la mano ma la nostra vita sul fuoco, essendo sicuri che nella Nuova Gerusalemme non vi è alcuna attività illecita. Non vi era prima con Giuseppina non vi è ora con Samuele. Questa è la Verità, semplice e lineare, che chi vive questo Luogo santo ben conosce.

Ma a lei la Verità non piace. A lei piace scrivere menzogne e gettare fango sulle Perle di Dio. Allora, Romanetti, stia nel cortile di Bergoglio. Anche lui ha gettato, come lei, fango sulle Perle di Dio. In quel cortile si troverà bene. In quel cortile ciò che piace a lei piace anche a loro. Là troverà chi la pensa come lei, su tanti argomenti. Là, ciò che è peccato agli occhi di Dio, è consentito. In quel cortile Bergoglio accoglie tutti e non giudica nessuno: né i gay né altri. Giudica solo, senza pietà, chi vorrebbe avvicinarsi alla Nuova Gerusalemme. Per costoro la misericordia non esiste. Costoro sono colpevoli latae sententiae del più grave peccato che è punito in quel cortile: proclamare e difendere la Verità. Ma lei questo rischio non lo corre. Perciò vada pure. Vedrà che la accoglieranno a braccia aperte. L’abbracceranno forte forte. Con calore. E le daranno amore. Quell’amore che piace a lei. Lei si tenga quell’amore e noi ci teniamo l’Amore che ci hanno insegnato Giuseppina e Samuele. E ognuno seguisse i propri simili. Con buona pace di tutti. Ma se, nonostante ciò, anziché la pace, lei volesse continuare a fare la guerra, sappia che noi siamo pronti a tutto, pur di difendere coloro che amiamo più della nostra stessa vita. Uomo (per modo di dire) avvisato, mezzo salvato.

Difendiamo la Verità.




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