Lettera aperta di Antonietta Tuberoso

 

Vivo la culla di Gesù Bambino ormai da 20 anni. Mi sento figlia di questa Terra d’Amore affidata alle cure di Mamma Maria Giuseppina Norcia prima e di Samuele dopo. Entrambi dono del Padre per ricondurre i suoi figli e tutti gli uomini di buona volontà al Suo Cuore.

Grazie ai loro insegnamenti e al loro esempio di vita di cristiani autentici, coerenti e fedeli, in qualunque circostanza, alla volontà del Padre ho imparato ad amare Dio, i Suoi Comandamenti e a vivere da vera cristiana, quindi nella sostanza e non nell’apparenza: mettendo sempre Dio al primo posto nella mia vita. Ho imparato ad amare i fratelli, a sentirmi membro vivo della Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme di cui mi onoro di far parte.

Ho sempre vissuto tutto nella totale libertà e accolto tutto nella gradualità secondo il progetto del Padre, senza ma, senza se e senza perché. Il cuore mi diceva che era giusto così e nella mia vita sempre più cresceva la pace e la gioia, fino ad avere la piena consapevolezza di vivere un Mistero Divino che sempre più avanza con la sua luce di Verità a rischiarare le tenebre che avvolgono il mondo perché voluto dal Padre. Un Mistero che non si arresterà davanti alle calunnie, alle falsità, alle menzogne di chi gonfio del proprio io, per pura invidia e grande superbia (sentimenti che di certo non appartengono ai figli di Dio che sono guidati ed animati dallo Spirito Santo) pensa di gettare le immondezze che riempiono i propri cuori su questo Mistero d’Amore e su tutti coloro che lo amano più della propria vita.

Io dico a costoro: stolti! Vi è stato donato il Tesoro più grande, la Perla Preziosa e avete svenduto tutto per “un piatto di lenticchie”, ora sguazzate beati nell’immondizia che avete preferito.

Il mondo vedrà il trionfo di questo Mistero Divino, del Cuore Immacolato di Maria e della Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme e gioiranno i cuori dei figli di Dio e di tutti coloro che sono animati dalla buona volontà.

Falciano del Massico CE, 31 gennaio 2018

Antonietta Tuberoso




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