Lettera aperta di Anna Maria Lepone

 

Da figlia, sento la necessità di parlare ancora. Sono cresciuta in una famiglia nella quale non si era soliti nominare il nome di Gesù Cristo. Giunta alla Culla nel 1998 e ritrovata la fede, sono tornata alla preghiera e a messa e da quel momento per mio padre non sono stata più la stessa, perché ho iniziato a credere in Dio e nella religione cristiana:per lui solo favole. Così sono iniziate le ferite del cuore. Un giorno addolorata sono andata da Giuseppina per raccontarle l’ennesima sofferenza, ma lei è stata lapidaria; riferendosi ai miei genitori mi ha detto: “trattali con amore”. Allora ho compreso che al di la’ di tutto, loro restavano i miei genitori ed io dovevo onorarli con il rispetto. Mamma Giuseppina mi ha aiutata  a mettere  in pratica il comandamento cristiano “onora il padre e la madre”, perché se è vero che si è liberi di fare le proprie scelte e andare per la propria strada, il rispetto per i propri genitori non può  venir meno MAI per un vero cristiano.

E così ho fatto, sopportando tutto e servendo e accudendo quel padre nella malattia fino al giorno della sua morte, pur non rinnegando la mia fede.

Oggi sono cresciuta, ho scoperto un Padre che ho nei cieli che nulla mi fa mancare, mi ama, mi protegge, mi cura come un vero padre terreno. Però ricordo quando allora andavo alla Culla e vedevo tanti figli accompagnati e curati nella fede dai propri genitori ed io sempre immaginavo come doveva essere bello vivere in una famiglia con un padre così. Pensavo che quei figli si dovevano ritenere veramente fortunati e che avrebbero dovuto amare, ringraziare e onorare quei genitori per l’eternità.

1 febbraio 2018

                                     Anna Maria Lepone




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