Il Giudice del Tribunale di Napoli Nord dispone che i giornalisti Romanetti e Menna de “Il Mattino” debbano essere rinviati a giudizio per diffamazione contro Samuele Morcia e Giuseppina Norcia

 

Il Giudice del Tribunale di Napoli Nord ha disposto a seguito dell’udienza del 9 novembre 2016 che i giornalisti de “Il Mattino” Romanetti e Menna debbano essere rinviati a giudizio per il reato di diffamazione, a causa degli articoli pubblicati su “Il Mattino” nel novembre del 2014 contro Samuele Morcia, Giuseppina Norcia e Patrick Manfredi. Nell’Ordinanza del G.I.P. si precisa che “nella diffusione delle notizie riportate dagli articoli in esame siano quanto meno stati superati i confini della “continenza” in quanto risultano essere state adoperate espressioni denigratorie e sovrabbondanti rispetto al fine della cronaca dei fatti e della relativa critica”.

Nella specie, si evidenzia che il termine “santone” utilizzato per indicare sia il Dott. Morcia che la Sig.ra Giuseppina Norcia risulti offensivo e denigratorio. Tale risulta anche la descrizione del movimento religioso che, oltre che essere definito eretico, a dire dei giornalisti è anche proteso a carpire la buona fede di quelli che vengono definiti “adepti per ottenere generose donazioni utili, fra l’altro alla costruzione di un nuovo tempio denominato “L’Arca della salvezza” “.

Inoltre non risulta rispondente alla realtà dei fatti la descrizione degli incontri di preghiera ai quali, secondo quanto lasciato intendere dai giornalisti, avrebbe partecipato (anche in data 9 novembre 2014) Samuele Morcia; incontri che si sarebbero svolti in un clima di “delirio generale”, nel corso dei quali, sempre secondo le insinuazioni riportate negli articoli oggetto delle indagini, lo stesso Samuele si sarebbe definito “reincarnazione di Gesù”.

Oltremodo denigratorio è risultato quanto riportato nell’articolo del 12/11/2014, nel quale “si insinuava che il Morcia fosse un “millantatore che approfitta della credulità altrui” e si sostenesse esclusivamente con i soldi delle donazioni, aggiungendo che la “Onlus samueliana incassa fede sotto forma di bonifici bancari. Puzza di raggiro?” ”.

Secondo il G.I.P. risulta essere diffamatorio anche quanto riportato nell’articolo del 23/11/2014 in cui “fra l’altro – si definiva il Morcia un “profeta senza volto… misterioso e sfuggente personaggio attorno al quale girano aspettative spirituali e mondanissimi affari”, definendo la “predicazione sempre più pervasiva e lucrosa” e riferendosi di “migliaia di donazioni sotto forma di versamenti del 5 per mille ed anche bonifici di benefattori illuminati dal nuovo santone” ”.

Il G.I.P. “non rileva, inoltre, l’avvenuta successiva scomunica ad opera della Chiesa del movimento religioso in esame” come motivo da considerare valido per disporre l’archiviazione delle indagini, così come aveva richiesto il P.M., “restando la connessa qualifica di eresia estranea all’ordinamento giuridico statale”.

Il G.I.P. dunque “non accoglie la richiesta di archiviazione … nei confronti degli indagati Romanetti Francesco e Menna Antonio” e ne ordina l’imputazione coatta.




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