“La salvezza… si regala, è gratuita”

 

A) Testo del discorso di J.M. Bergoglio:

Ecco dunque l’affermazione che «la salvezza non si compra, non si vende. Si regala, è gratuita». E poiché «noi non possiamo salvarci da noi stessi, la salvezza è un regalo, totalmente gratuita». Come scrive san Paolo, non si compra con «il sangue di tori e di capri». … Così «il modello di questo cammino di salvezza è lo stesso Dio, suo Figlio, che non stimò un bene irrinunciabile essere uguale a Dio – lo dice Paolo – ma annientò se stesso e obbedì fino alla morte e alla morte di croce»” (Omelia, Casa Santa Marta, 25 marzo 2014)

Egli (il Signore) «costringe quel cuore, quell’anima a credere che c’è gratuità» in lui, che il suo dono «è gratis, che la salvezza non si compra: è un grande regalo». L’amore di Dio, infatti, è «il regalo più grande». Eppure noi … abbiamo paura e «pensiamo che la santità si faccia con le cose nostre e alla lunga diventiamo un po’ pelagiani». Invece «la salvezza è gratuita», anche se noi ostinati ribattiamo: «Non capisco Signore, ma dimmi: questa festa per tutti, chi la paga? La devo pagare io?». Non ci rendiamo conto che, come ricorda Paolo nella Lettera ai Filippesi (2, 5-11), tutto questo «è gratis, perché Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio, ma “svuotò se stesso assumendo la condizione di servo. Umiliò se stesso”». (Gesù) «ha pagato la festa con la sua umiliazione fino alla morte, morte di Croce». Questa è la «grande gratuità» di Dio. «Quando noi … guardiamo il Crocifisso, diciamo: “Questa è l’entrata alla festa. Sì, Signore, sono peccatore, ho tante cose, ma guardo te e vado alla festa del Padre. Mi fido. Non rimarrò deluso, perché tu hai pagato tutto”». Così «la Chiesa ci chiede di non avere paura della gratuità di Dio», che può sembrare «una pazzia. Ma Paolo lo dice: “La Croce di Cristo è pazzia per il mondo: non può capirlo. Ma è lui che ha pagato affinché tutto per noi sia gratuito»”.” (Omelia, Casa Santa Marta, 4 novembre 2014)

In questa Chiesa santa il Signore sceglie alcune persone per far vedere meglio la santità, per far vedere che è Lui che santifica; che nessuno si santifica da se stesso; che non c’è un corso per diventare santo; che essere santo non è fare il fachiro o altro. Piuttosto la santità è un dono di Gesù alla sua Chiesa; e per far vedere questo Lui sceglie persone nelle quali si vede chiaro il suo lavoro per santificare” (Omelia, Casa Santa Marta, 9 maggio 2014)

 

B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:

Parla a tutta la comunità degli israeliti e ordina loro: Siate santi, perchè io, il Signore, Dio vostro, sono santo” (Lev 19,2)

Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il Signore, vostro Dio” (Lev 20,7)

Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48)

Gesù disse ai suoi discepoli: Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,24-25)

Perciò sono lieto (io Paolo) delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la chiesa” (Col 1,24)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio” (Fil 2,5-6)

 

C) Commento:

Il Signore ci vuole tutti salvi, ma la salvezza deve essere una conquista: mai potrà essere un regalo.

Per salvarci dobbiamo dapprima purificarci. Dice Gesù in un messaggio rivelato a Giuseppina Norcia: “E la purificazione agisce su tre dimensioni: sul corpo, sull’anima e sullo spirito; e su tre facoltà: sulla mente, sulla volontà e sulla facoltà unitiva”. Quindi la purificazione richiede la nostra totale volontà nell’annientare l'”io” affinché in noi dimori nella totalità e nella perfezione lo Spirito di Dio. Dio chiama e i figli chiamati, se vogliono salvarsi, devono rispondere “sì”, seguendo gli insegnamenti di Cristo, affinché la chiamata porti frutto e non apparenza.

Bergoglio, citando San Paolo, manipola la Sacra Scrittura utilizzando un termine diverso rispetto a quello originale, alterando così non solo il testo ma anche il significato originale.

Bergoglio parla di “bene irrinunciabile” quando invece San Paolo parla di “tesoro geloso”.

Gesù non ha mai considerato un “bene irrinunciabile” (come affermato da Bergoglio) la sua uguaglianza con Dio, ma non l’ha considerata un “tesoro geloso” (come ci dice San Paolo).

Dire di “non considerare un bene irrinunciabile” equivale a dire che quel bene è rinunciabile: quindi si può rinunciare a quel bene. Il che porterebbe a significare e a ritenere che Gesù Cristo considera un bene rinunciabile la Sua divinità. Mai Cristo potrebbe però rinunciare alla Sua natura divina. Affermare questo porterebbe a negare e a far negare la natura divina di Cristo, Uomo Dio.

In Cristo le due nature consistono e coesistono: natura umana e natura divina.

Quindi, come dice correttamente San Paolo, Cristo non ha considerato “un tesoro geloso la Sua divinità” (pur confermandola e non rinnegandola), ma l’ha voluta condividere.

Cristo si è fatto come noi affinché noi, spogliandoci della nostra umanità, annullando il nostro “io” e incarnando nella totalità i Suoi veri insegnamenti, possiamo divenire come Lui, umani e divini.




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