“Dobbiamo lasciarci alle spalle controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere per acquisire un pensiero comune”
A) Testo dello scritto di Prevost:
“1. Nell’unità della fede, proclamata fin dalle origini della Chiesa, i cristiani sono chiamati a camminare concordi, custodendo e trasmettendo con amore e con gioia il dono ricevuto. Esso è espresso nelle parole del Credo: «Crediamo in Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, disceso dal cielo per la nostra salvezza», formulate dal Concilio di Nicea, primo evento ecumenico della storia della cristianità, 1700 anni or sono. (…)
2. (…) Merita di essere sottolineato, nel Credo di Nicea, il verbo descendit, “discese”. San Paolo descrive con espressioni forti questo movimento: «[Cristo] svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,7). Così come scrive il prologo del Vangelo di San Giovanni, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Per questo – insegna la Lettera agli Ebrei – «non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato» (Eb 4,15). (…)
La divinizzazione è quindi la vera umanizzazione. Ecco perché l’esistenza dell’uomo punta al di là di sé, cerca al di là di sé, desidera al di là di sé ed è inquieta finché non riposa in Dio: Deus enim solus satiat, Dio solo soddisfa l’uomo! Solo Dio, nella sua infinità, può soddisfare l’infinito desiderio del cuore umano, e per questo il Figlio di Dio ha voluto diventare nostro fratello e redentore. (…)
12. (…) Il movimento ecumenico, grazie a Dio, ha raggiunto molti risultati negli ultimi sessant’anni. Anche se la piena unità visibile con le Chiese ortodosse e ortodosse orientali e con le Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma non ci è ancora stata donata, il dialogo ecumenico ci ha portato, sulla base dell’unico battesimo e del Credo niceno-costantinopolitano, a riconoscere i nostri fratelli e sorelle in Gesù Cristo nei fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali e a riscoprire l’unica e universale Comunità dei discepoli di Cristo in tutto il mondo. Condividiamo infatti la fede nell’unico e solo Dio, Padre di tutti gli uomini, confessiamo insieme l’unico Signore e vero Figlio di Dio Gesù Cristo e l’unico Spirito Santo, che ci ispira e ci spinge alla piena unità e alla testimonianza comune del Vangelo. Davvero quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide! Così, in un mondo diviso e lacerato da molti conflitti, l’unica Comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace. (…)
Per poter svolgere questo ministero in modo credibile, dobbiamo camminare insieme per raggiungere l’unità e la riconciliazione tra tutti i cristiani. Il Credo di Nicea può essere la base e il criterio di riferimento di questo cammino. Ci propone, infatti, un modello di vera unità nella legittima diversità. Unità nella Trinità, Trinità nell’Unità, perché l’unità senza molteplicità è tirannia, la molteplicità senza unità è disgregazione. La dinamica trinitaria non è dualistica, come un escludente aut-aut, bensì un legame coinvolgente, un et–et: lo Spirito Santo è il vincolo di unità che adoriamo insieme al Padre e al Figlio. Dobbiamo dunque lasciarci alle spalle controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere per acquisire un pensiero comune e ancor più una preghiera comune allo Spirito Santo, perché ci raduni tutti insieme in un’unica fede e un unico amore. (…)”
(Lettera Apostolica, “In Unitate Fidei”, Vaticano, 23 novembre 2025)
B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:
“Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione” (2Ts 2,3)
“Finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore” (Ef 4,13-14)
“Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15)
C) Commento:
L’unità tra i cristiani vi potrà essere solo e soltanto in: 1) Cristo, Redentore, vero Uomo e vero Dio, vivo e realmente presente essenzialmente e sostanzialmente nell’Eucarestia, Pane vivo disceso dal Cielo nella Nuova Gerusalemme, come aveva promesso, per dar vita alla Generazione dei santi scritti nel Libro della Vita; e 2) Maria, la Corredentrice Universale, la Mediatrice di tutte le grazie, la Donna vestita di Sole, l’Immacolata dello Spirito Santo scelta e chiamata dal Padre per sconfiggere definitamente il maligno, schiacciargli la testa con il suo calcagno e sprofondarlo.
La reale Presenza di Cristo nell’Eucarestia e il Suo Ritorno sulla Terra; e Maria, Corredentrice per grazia, non sono “controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere”, come afferma Prevost: queste sono “la” questione, che segna e segnerà lo spartiacque tra coloro che vogliono rimanere cristiani autentici, universali; e coloro che perderanno l’amicizia con Gesù, che pur proclamandosi cristiani, nel giorno del Giudizio davanti al Re si sentiranno dire: “Non vi conosco”. Questo è il cuore del messaggio salvifico del Padre. Chi crede e vive per questo compimento sarà fratello e sorella, in Cristo, con Cristo e per Cristo; in Maria, con Maria e per Maria.
Chi cambia le parole della Sacra Scrittura per umiliare Cristo (che non “svuotò” se stesso, ma “umiliò se stesso”; che non “prende parte” alle nostre debolezze ma “compatisce le nostre infermità”), svuotando il Padre Nostro del suo significato originale (“non ci indurre in tentazione” e non “non abbandonarci alla tentazione”), apostatando dalla vera e unica fede, mai potrà unire invocando lo Spirito Santo. Al contrario, lo Spirito Santo brucerà il mistero dell’iniquità, che puntualmente nel giorno del 23 novembre cerca di prendere vigore. Ma Maria e la sua stirpe lo smaschererà, lo vincerà e lo sprofonderà nello stagno di fuoco per l’eternità.