Rispondiamo a Don M. A., sacerdote

 

Don M. A., cognome e nome, o Don A. M., nome e cognome, lei persiste e non desiste.
Con noi di “Difendiamo la Verità” ha trovato pane per i suoi denti. Pane. Pane. Tanto Pane. Sì, perché noi siamo veramente affamati di Verità. Siamo innamorati, di un Amore passionale, del Mistero del Dio Bambino sceso nella Terra di Gallinaro. Amiamo Dio e gli Strumenti che Dio ci ha donato in questo Suo Santo Mistero. Amiamo Giuseppina e amiamo Samuele. Chi ama loro, trova il nostro amore. Chi tradisce loro, trova noi a loro difesa. Una difesa passionale, determinata, forte, consapevole, impavida. Come sacerdote rispettiamo la sua chiamata ma la trattiamo per quello che ha prodotto e produce col cuore. Così come avviene per tutti. Come ben sa, l’abito non fa il monaco. E’ il cuore che fa la differenza. E il cuore produce frutti. Dai frutti prodotti si giudica l’albero, il cuore.

Non sono solo le parole a fare la differenza che, con più o meno abilità, furbizia e scaltrezza, sono pronunciate, magari da chi si nasconde dietro ad identità virtuali e fasulle, che ora gli strumenti di comunicazione attuali consentono di attuare. La differenza la fa sempre il cuore. E dai frutti prodotti, anche da chi si nasconde dietro ad identità virtuali, si riesce a risalire al cuore di coloro dal quale tutto ciò proviene. In fondo la Comunità della Piccola Culla del Bambino Gesù, per quanto numerosa, è sempre stata un po’ come una grande famiglia, dove tutti si conoscono e si sono conosciuti, specie tra coloro che hanno ricevuto una chiamata e a seguito della chiamata, hanno esercitato un compito. I frutti del cuore, buoni o cattivi che siano, lasciano sempre traccia e sono riconosciuti da coloro che hanno condiviso il cammino. Quindi, Don A.M., continuiamo questo esercizio di svelamento che nostro malgrado siamo costretti a condurre finché non cadranno tutte le maschere, reali e virtuali, che caratterizzano coloro che temono di apparire alla Luce del sole e preferiscono continuare a nascondersi nel buio della virtualità.

Quindi oggi le vogliamo raccontare una storia. Una storia vera occorsa ad un sacerdote, che come lei, ha le sue stesse iniziali del cognome (M.) e del nome (A.).

La storia che le vogliamo raccontare è quella di un sacerdote che vive ad Alvito (FR), nella diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, presso L'”Oasi Mariana di Betania”, che egli stesso ha fondato a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla Culla del Bambino Gesù nel tempo in cui, giovane sacerdote, frequentava con entusiasmo e fervore la Cappellina: Don Alberto Mariani.

Questa è una storia che, iniziata bene, è proseguita male e sta volgendo al peggio.

Il giovane Don Alberto già alla fine degli anni ottanta era attivamente coinvolto nelle vicende del Mistero del Bambino Gesù di Gallinaro, tanto che egli stesso si prodigò a benedire personalmente l’acqua benedetta che sgorgò dalla Fonte miracolosa, che la Madonna, in un messaggio rivelato a Giuseppina, chiamò “L’acqua benedetta” (come è narrato nel documento della Fondazione Giuseppina Norcia: Approfondimenti). Spesso e volentieri inoltre Don Alberto trascorreva ore a meditare con Giuseppina e Nonna Nella (la madre di Giuseppina) i messaggi rivelati da Gesù a Giuseppina che parlavano del ritorno di Gesù nella Terra d’Amore di Gallinaro.

I fedeli di Gesù Bambino del tempo, così, impararono ad apprezzare quel giovane sacerdote e molti riposero la propria fiducia in lui. D’altronde Don Alberto manifestava verso il Mistero di Gesù Bambino e le Verità rivelate a Giuseppina un entusiasmo evidente, così da non lasciare spazio a dubbi in chi, dopo averlo conosciuto personalmente, testimonia la veridicità di tali affermazioni. In alcune occasioni solenni, Don Alberto ha addirittura benedetto i pellegrini con la statuina di Gesù Bambino benedicente, da egli elevata in Cielo per benedire, appunto, i fedeli.
In quegli anni Don Alberto Mariani compose il canto “O Dolce Bambino” in onore di Gesù Bambino (Libretto, Una Culla per Gesù Bambino nella Terra di Gallinaro, pag. 29) dal quale si evince il suo convincimento circa la discesa di Gesù Bambino e l’inizio del Mistero.

In quegli anni Don Alberto rimase concorde con Giuseppina e si spese pubblicamente, pronunciando sempre parole a favore del Mistero di Gesù Bambino. Di questo, noi di “Difendiamo la Verità” siamo personalmente testimoni. Tanti di noi frequentano la Cappellina da anni e ben conoscono, personalmente e non per sentito dire, le vicende che riguardano il Mistero già dai primi anni ottanta; qualcuno addirittura dagli anni settanta.
Quindi Don Alberto continuò a frequentare la Culla e ad esercitare il suo incarico di osservatore diocesano. Tutto sembrava andare bene, nonostante le posizioni avverse via via assunte sempre più dal vescovo Brandolini. Don Alberto confessava i pellegrini e continuava ad animare il pellegrinaggio domenicale parlando al microfono della Cappellina. Tutto andò bene fino all’inizio dell’anno 2001, quando improvvisamente l’atteggiamento di Don Alberto Mariani mutò.

Due eventi importanti occorsero in quel periodo. Il primo fu l’arrivo nell’anno 2000 di un giovane, che Gesù preannunciò a Giuseppina. Quel giovane si chiama Samuele. Samuele fu preannunciato e inviato da Dio a Giuseppina per il compimento di questo Mistero.

L’altro evento fu la costituzione della Onlus “Casa Serena del Bambino Gesù”, nel 2001. Con riferimento a “Casa Serena” Don Alberto sa bene che il Signore esaudì le richieste di tanti pellegrini, che desideravano che venisse fatto qualcosa per accogliere più degnamente le centinaia di migliaia di pellegrini che ogni anno affollavano la Culla.

In quel tempo, sebbene alla Cappellina Giuseppina avesse deciso di non accettare offerte dai pellegrini per le proprie necessità, Don Alberto, in quanto sacerdote, aveva facoltà di accettare le offerte dai pellegrini, i quali con generosità, non potendolo fare con Giuseppina, elargivano offerte al sacerdote, per rendere grazie a Dio delle grazie che Dio elargiva loro. Nel corso degli anni Don Alberto ha potuto così costruire e fondare la sua casa di ascolto e di accoglienza, denominata “Oasi Mariana di Betania”, dove egli attualmente dimora.

Con l’avvento di “Casa Serena”, per chi avesse voluto recarsi alla Cappellina solo per pregare, nulla cambiò. Lo avrebbe potuto continuare a fare senza dover lasciare alcuna offerta, perché la preghiera e i sacramenti non hanno prezzo: per pregare non si può e non si deve pagare.

Chi, oltre che a pregare, avesse desiderato di poter essere accolto nei pressi della Cappellina, lo avrebbe potuto fare, sentendosi anche libero di poter contribuire direttamente alla realizzazione della struttura di accoglienza e delle infrastrutture e dei servizi necessari.
Per tale scopo Giuseppina, insieme ai suoi familiari, promosse la costituzione di una Associazione Onlus, presieduta dalla madre di Giuseppina, che ha potuto svolgere le proprie attività tramite il lavoro dei familiari di Giuseppina, che vi si sono dedicati a tempo pieno.
Tra i membri della Onlus non c’era però Don Alberto Mariani. D’altronde Don Alberto aveva già la sua “Oasi”, la sua casa di accoglienza e pure lui ha la sua associazione.
Tuttavia, l’annuncio della costituzione di “Casa Serena”, proferita pubblicamente a noi pellegrini alla Culla tramite il microfono, non fu accolto con gioia da Don Alberto.
Noi presenti esultammo invece gioiosi, consapevoli che noi stessi avremmo potuto contribuire direttamente per le nostre esigenze. Noi pellegrini infatti abbiamo sempre saputo di poter contare solamente su noi stessi: né sulle Istituzioni civili né su quelle religiose.

Ma Don Alberto quel giorno non partecipò alla nostra gioia per “Casa Serena”. Probabilmente Don Alberto, seguendo un pensiero umano e non assecondando quello divino, si preoccupava del fatto che i fedeli, essendo finalmente liberi di scegliere dove essere accolti e liberi di scegliere a chi destinare il proprio spontaneo contributo economico, avrebbero probabilmente preferito elargire donazioni a “Casa Serena” anziché all’ “Oasi”.

I Progetti di Dio vengono prima dei progetti degli uomini e gli uomini di Dio sono chiamati per primi a dare l’esempio di obbedienza al Padre. Ma spesso succede che coloro che sulla terra si fanno chiamare “padre” chiedono l’obbedienza, la pretendono ma non la praticano.

Sta di fatto che da quando fu costituita “Casa Serena” l’atteggiamento di Don Alberto verso il Mistero di Gesù Bambino, verso noi fedeli, verso Giuseppina e verso Samuele mutò.
Don Alberto improvvisamente iniziò a predicare nelle domeniche seguenti cose che anziché avvicinare i fedeli a Gesù Bambino, li indisponevano sempre più. Noi di “Difendiamo la Verità” eravamo presenti e ricordiamo bene che in una predica domenicale Don Alberto disse che “i miracoli li fa il demonio” provocando con ciò la chiara e prevedibile reazione dei fedeli della Culla, molti dei quali sono vivi grazie a Dio che si è manifestato in questo Luogo santo, non grazie al demonio. Nonostante lo sconcerto dei pellegrini, la domenica successiva Don Alberto disse di nuovo al microfono che “i miracoli li fa anche il demonio“. Apriti Cielo.

Quindi per diverse domeniche consecutive Don Alberto impose il silenzio totale a noi pellegrini, che, per obbedienza imposta dal sacerdote, fummo costretti a svolgere il nostro pellegrinaggio “in religioso silenzio”, senza poter cantare né pregare.

La tensione e la provocazione raggiunse l’apice. Era a tutti evidente che l’atteggiamento di Don Alberto verso la Culla era irreversibilmente mutato. Cosa quindi provocò tutto ciò?

Il mutato atteggiamento di Giuseppina verso Don Alberto? No. Giuseppina elargì sempre lo stesso amore a Don Alberto, Amore di Mamma.

La venuta di Samuele? Probabilmente sì. Don Alberto all’inizio dell’anno 2000 coinvolse Samuele in alcune letture domenicali che Don Alberto gli fece pronunciare dal microfono della Cappellina. E probabilmente sperava che il giovane Samuele potesse seguirlo all’Oasi, come capitò per altri e altre giovani che giunte a Gesù Bambino hanno poi preso i voti nell’associazione di Don Alberto. Ma quando vide che Samuele nel frattempo entrava sempre più nella Cappellina oltreché nella famiglia di Giuseppina, Don Alberto fu preda dell’invidia e della gelosia.

La costituzione di “Casa Serena”? Sicuramente sì. Don Alberto ben sapeva che i pellegrini, se lasciati liberi di scegliere a chi donare il proprio contributo per favorire la loro accoglienza, avrebbero scelto senza dubbio “Casa Serena” promossa da Giuseppina.

Il problema del rapporto con noi capigruppo è solo una scusa. Don Alberto ben conosceva singolarmente i fedeli di Gesù Bambino più assidui i quali, pur avendo caratteri e temperamenti diversi, se saputi prendere, si sarebbero potuti gestire come d’altronde era avvenuto fino ad allora per oltre dieci anni.

Questo è ciò che accadde. E da quel momento per il “Mistero di Gesù Bambino” iniziarono i problemi più seri con la Diocesi di Sora. Infatti, sebbene in precedenza Mons. Brandolini avesse già dato segnali non positivi verso il “Mistero”, le prese di posizione della Diocesi di Sora furono lente e tutto sommato blande rispetto a quanto accadde invece in quel 2001.

Nel 2001 la Curia Diocesana infatti iniziò ad emanare una serie di atti formali come mai prima d’allora accadde: Comunicati (17 marzo), Notificazioni (9 ottobre) e, a seguire, l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul Mistero di Gesù Bambino. Tutto in pochi mesi. Ciò che non fu fatto per anni, improvvisamente si fece in pochi mesi.

E il 16 settembre del 2001 papa Giovanni Paolo II si recò a celebrare la Messa a Frosinone. Noi pellegrini andammo ad accogliere e dare onore al papa Giovanni Paolo II. Quell’episodio, che avrebbe dovuto quantomeno aiutare e favorire i rapporti con la gerarchia ecclesiastica, incredibilmente li deteriorò.
Don Alberto, in qualità di osservatore diocesano incaricato di animare momenti di preghiera presso la Cappellina di Gallinaro, non guidò i pellegrini in preghiera a Frosinone. Noi pellegrini quindi andammo soli. E nell’ambiente ecclesiastico questa cosa non piacque. Infatti, non trascorse neppure un mese da quell’evento che la Curia emanò la più dura e avversa Notificazione contro il Mistero di Gesù Bambino mai emanata in precedenza.
E nella Notificazione la partecipazione dei pellegrini alla Messa celebrata da papa Giovanni Paolo II è definita “in palese contraddizione con le direttive pastorali della nostra Diocesi“.

Incredibile ma vero. Se si partecipa, si contraddicono le direttive; se non si partecipa…. Ad ascoltare gli uomini si rischia di sbagliare, ad ascoltare Dio non si sbaglia mai.

Quindi dal 2001 la Diocesi di Sora emanò Comunicati, Notificazioni, istituì una Commissione d’inchiesta ma nessuno si preoccupò di raccogliere ed esaminare i documenti attestanti i miracoli, le guarigioni e le conversioni di tante persone, che noi pellegrini abbiamo nel tempo consegnato a Giuseppina.
Don Alberto, nella sua qualità di osservatore diocesano, ben sapeva dell’esistenza dei documenti che noi pellegrini e capigruppo consegnavamo regolarmente a Giuseppina. E Don Alberto è anche stato in alcune occasioni testimone oculare di eventi soprannaturali.

Perché allora Don Alberto non ha mai raccolto e consegnato, con una breve relazione, tali documenti?
Perché questi documenti non sono stati consegnati all’ordinario diocesano affinché si procedesse ad una seria verifica e disamina dei fatti?
Perché dunque l’osservatore diocesano Don Alberto Mariani non ha mai documentato ciò?

Don Alberto, quando ha voluto, le ha fatte, le sue relazioni, al vescovo. Le ha fatte e addirittura le ha pure messe in internet. Così come sono stati pubblicati in rete documenti interni alla Curia che dovrebbero e devono rimanere segreti.
Ma il vincolo di segretezza a cui anche e soprattutto i religiosi sono tenuti, da tempo per molti non solo non è più una priorità ma è divenuta una preziosa merce di scambio.

Infatti da qualche tempo, soprattutto su internet, sono regolarmente pubblicati una serie di documenti, relazioni, atti interni alla Curia, stralci di verbali secretati che sarebbero dovuti rimanere riservati. Ma evidentemente qualche c.d. “corvo” ha provveduto a girare copia di tali documenti al Gruppo di Ricerca e Informazione socio religiosa (il Gris) di Campobasso, che ha poi provveduto a pubblicarli sui propri canali d’informazione.

Chi avrebbe potuto girare al Gris tali documenti? Sicuramente l’autore e il destinatario dei documenti stessi o coloro che si sono prestati a trafugare dagli archivi curiali documenti riservati. L’autore della relazione scritta pubblicata sul sito del Gris è Don Alberto Mariani. Il destinatario è il vescovo Brandolini. L’oggetto è il fenomeno di Gesù Bambino. Il contenuto riguarda una serie di giustificazioni, che evidenziano l’imbarazzo di Don Alberto nei confronti del vescovo per giustificare da una parte il lavoro svolto in obbedienza al vescovo e dall’altra le difficoltà avute già nel periodo tra il 1996 e il 1998. Ma il documento pubblicato non è integrale e appare manomesso. Il documento è di tre pagine. Le prima due sono consequenziali, scritte con il medesimo carattere, senza numero di pagina. La terza è diversa, scritta con un carattere diverso e presenta riquadri vuoti e riporta il numero di pagina “9”. Ma se le pagine sono tre, perché “pag.9”? Quindi con tutta evidenza i sospetti di manomissioni o di manipolazione della realtà ci sono tutti.

Questi sono fatti che evidenziano come pur di gettare fango sul Mistero di Gesù Bambino si è pronti a tutto. Così come si è pronti a tutto pur di cercare di giustificare a distanza di anni il cambiamento di atteggiamento di Don Alberto, volendo far credere che anche prima del 2001 c’erano già problemi, soprattutto nei confronti di noi capigruppo e fedeli.

Don Alberto Mariani e l’associazione Gris di Campobasso non sono più degni di credibilità. Hanno unito i loro umani sforzi al solo scopo di gettare fango e discredito sul Mistero di Gesù Bambino, senza farsi scrupoli nell’usare anche modi scorretti e non leciti.
Ci sarebbe solo da vergognarsi. Ma da chi non prova più vergogna e non sa cosa sia la vergogna, ci si può attendere di tutto.

Tutt’ora Don Alberto Mariani (insieme al Gris di Campobasso) è colui che più aspramente e in prima linea avversa il Mistero di Gesù Bambino. Neppure l’evento della dipartita al Cielo di Giuseppina del 5 luglio 2008 ha addolcito gli animi. Al contrario, li ha inaspriti.

Don M.A., sa perché le abbiamo raccontato questa storia? Perché questa è una storia vera e le storie vere, benché non siano tutte a lieto fine, meritano sempre di essere raccontate, per Amore della Verità. Perché prima o poi la Verità viene sempre alla Luce.

Detto questo, Don A.M., se comunque vuole continuare a scrivere, faccia pure. Noi ci siamo. Noi ci saremo sempre. Chi è chiamato a Difendere la Verità mai arretrerà di un passo. Altri dovranno arretrare di fronte alla Verità.
Poi, se proprio insisterà, le racconteremo altri particolari di quella storia. Il faraone, che volle continuare ad ostinarsi davanti al condottiero di Dio, perse ciò che gli era più caro.

Se poi desidera, potremo tornare a parlare anche degli altri argomenti che lei cita: la relazione tra Bergoglio e Sai Baba; il Mistero della Stella a otto punte, Maria, Giuda.

A proposito della relazione tra Bergoglio e Sai Baba, non le possiamo svelare tutto subito: un passo alla volta. Ma nel frattempo si documenti e vedrà che nel passato già il cardinale Bergoglio ha partecipato ad incontri di preghiera c.d. ecumenici con la presenza di persone vicine a Sai Baba. Se lei, citando Padre Amorth, condivide l’affermazione di P. Amorth che Sai Baba rappresenta l’ “incarnazione del demonio”, come si possono tenere incontri ecumenici con chi è legato a realtà demoniache?
Noi siamo figli di Maria: e i figli di Maria mai potranno unirsi con coloro che si ispirano e sono vicini, anche indirettamente, a Sai Baba.

Poi, a proposito della Stella a cinque o a otto punte: se la Stella è sempre Maria, perché cambiare la Stella classica a cinque punte con quella a otto punte? Le fonti ufficiali vaticane spiegarono che le otto punte richiamano le otto beatitudini. Ma Maria Stella non le contiene in Sè già tutte, le beatitudini? Per difendere Bergoglio, lei fornisce una spiegazione diversa da quella ufficiale fornita dal Vaticano. E mentre tanti perdono tempo a dare spiegazioni estemporanee e strampalate, nel frattempo la Stella a otto punte continua a proliferare negli stemmi di tanti alti prelati per finanche svettare sulla cima dell’albero natalizio di Piazza San Pietro.

E a proposito di Maria, se vuole possiamo tornare a parlare anche di Lei.
Parlare di Maria, per noi, è come essere invitati a nozze. Maria, la tutta pura; Maria, la tutta Bella, Maria, la senza macchia, Colei che è stata concepita da Dio prima del tempo, Colei che di natura umana è ripiena dello Spirito Santo, Colei che è Tabernacolo dello Spirito Santo, Colei nella quale l’umano e il divino, ai piedi di quella Croce, nella celebrazione della Messa viva, vera e palpitante si fondono in una cosa sola. Si faccia avanti. Ci siamo.

Infine Giuda. Vogliamo parlare del tradimento di Giuda? Dello spirito che contraddistingue coloro che al pari di Giuda hanno tradito Dio e il Mistero della storia di Dio? Giuda fu chiamato da Gesù a rinnovarsi per essere Suo amico. Giuda non è riuscito però a dominare le sue malsane passioni, il suo orgoglio, la sua superbia, la sua tracotanza, il suo “io” e, nel momento della prova, si è allontanato da Gesù, tradendoLo e perdendo la Vita eterna.

Giuda tradì sì per amore del dio denaro ma Giuda tradì anche e soprattutto a causa del suo ego, l’ “io”, che lo voleva far essere sempre e comunque protagonista. Giuda pretendeva di suggerire al Maestro il da farsi, soprattutto quando il Maestro (anziché accordarsi con i sacerdoti del tempio che Giuda, per opportunità, frequentava) preferì dire parole di dura Verità contro i sacerdoti stessi, provocando l’ira e la reazione violenta dei sacerdoti che, sentendosi smascherati, reagirono con veemenza e cattiveria. Giuda è divenuto così l’emblema del traditore eterno nella storia.

Giuda avrebbe voluto essere una Guida. Ma tradì e per tutti ora è e sempre sarà semplicemente non più Guida ma Giuda.

Giuda non riuscì a farsi piccolo, come aveva chiesto Gesù. “Lasciate che i Bambini vengano a me“, disse Gesù ai Suoi amici, affinché potessero essere rinnovati dal Suo Amore. L’orgoglio e la voglia di protagonismo gli impedirono di diventare il Bimbo nuovo, rinato e rinnovato in Cristo. Bimbo non rinato ma Bimbo otre vecchio, testardo, ostinato, che pieno di umanità, a causa del suo “io”, ha tradito Maria e il Cristo.

Difendiamo la Verità.




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