L’ipocrisia di Bergoglio sulla corruzione. «Il buon politico sente di essere un martire». Ma nella chiesa di Bergoglio il vero martire è chi cerca di fare pulizia ed è cacciato via

 

A)     Testo del discorso:

(…)  « Questo è «il volto autentico della politica e la sua ragion d’essere: un servizio inestimabile al bene all’intera collettività. E questo è il motivo per cui la Dottrina sociale della Chiesa la considera una nobile forma di carità».   Francesco esorta i ragazzi e i meno giovani «a prepararsi adeguatamente e impegnarsi personalmente in questo campo, assumendo fin dall’inizio la prospettiva del bene comune e respingendo ogni anche minima forma di corruzione».  «La corruzione – afferma – è il tarlo della vocazione politica, non lascia crescere la civiltà e il buon politico ha anche la propria croce quando vuol essere buono perché deve lasciare tante volte le sue idee personali per prendere le iniziative degli altri e armonizzarle, accomunarle perché sia bene comune, in questo senso il buon politico sente di essere un martire, diciamo così al servizio perché lascia le proprie idee, ma le mette a servizio per andare verso il bene comune».

(…) Il Vescovo di Roma incoraggia ad «esigere dai protagonisti della vita pubblica coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, longanimità, pazienza e forza d’animo nell’affrontare le sfide di oggi, senza tuttavia pretendere un’impossibile perfezione».  Le vicende «umane e storiche e la complessità dei problemi non permettono di risolvere tutto e subito. Un sano realismo sa che anche la migliore classe dirigente non può risolvere in un baleno tutte le questioni. Per rendersene conto basta provare ad agire di persona invece di limitarsi a osservare e criticare dal balcone l’operato degli altri».  Si troverà in tal modo la forza di assumersi le responsabilità che ci competono, comprendendo al tempo stesso che, pur con l’aiuto di Dio e la collaborazione degli uomini, accadrà comunque di commettere degli sbagli». E quando capita che «un politico sbaglia, chieda scusa – esclama il Papa di nuovo a braccio – e poi si vada avanti».» (…)” (La Stampa, 1 ottobre 2017)

 

B)     Riferimenti alla Sacra Scrittura:

La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra”. E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù” (Ap 17,4-6)

 

C)     Commento:

L’ipocrisia di Bergoglio continua ad essere senza limiti. Bergoglio è ormai il politico dei “due pesi e delle due misure”. Ciò che vale nella sua casa non vale nella casa degli altri. Per Bergoglio gli “altri” devono, devono e sempre devono. Ma in Vaticano vale il contrario.

Con riferimento ai migranti, l’ipocrisia è totale. Bergoglio invita gli “altri” ad accogliere tutti, senza controllo e senza limiti. Ma quando i poveri e i migranti arrivano in Vaticano, Bergoglio li fa allontanare dalla sua polizia per ragioni di “decoro” e di “sicurezza”. In Vaticano si avvertiva la “puzza” dei migranti. Ma, come se nulla fosse successo, nel discorso successivo Bergoglio ha esortato nuovamente gli “altri” ad accogliere i migranti anche se puzzano. Sembra incredibile ma è tutto vero. La sua ipocrisia è totale e senza limiti (cfr. L’ipocrisia di Bergoglio sull’accoglienza dei migranti e dei poveri).

Dopo il caso degli immigrati, vi è il caso della finanza e della corruzione. Bergoglio a parole ha detto di voler fare le riforme in Vaticano per garantire la trasparenza, per eliminare la corruzione, il riciclaggio e ogni attività illecita. Per fare questo viene nominato un Revisore dei Conti, un esperto, il Dott. Libero Milone. Ma da quando è in Vaticano il Dott. Milone è Libero solo di nome, ma non più di fatto. Milone è spiato. E’ costretto a dimettersi. Milone chiama Bergoglio, sperando di trovare grazia. E invece trova giustizia. Bergoglio non lo riceve più, non gli parla più e i suoi collaboratori minacciano Milone e lo costringono a dare le dimissioni. La corruzione in Vaticano non è vinta: ha vinto. Chi è vinto ed è cacciato via è chi voleva fare pulizia (cfr. L’ipocrisia di Bergoglio sulle riforme della finanza vaticana. L’ex Revisore Milone accusa; Dopo le accuse dell’ex Revisore Milone, arrivano quelle dell’ex amministratore dell’Opera Romana Pellegrinaggi.)

Ma, ancora una volta, come se nulla fosse, Bergoglio continua a fare la morale agli “altri”. Bergoglio ora continua a parlare contro corrotti e la corruzione e dice che il buon politico respinge ogni forma di corruzione… e sente di essere un martire. Poi ancora dice che “quando un politico sbaglia chiede scusa e poi si vada avanti”.

Bergoglio invece non chiede mai scusa. Va avanti e basta. I veri martiri di oggi non sono i politici ma i veri martiri sono coloro che  nella chiesa di Bergoglio pensano di trovare e servire “il bene”, ma in realtà trovano “il male”.

Lo spirito del male ha vinto ed è padrone nella chiesa di Bergoglio. E lo spirito del male rende martiri tutti coloro che vogliono servire il “Bene”. Come aveva profetizzato l’Apostolo Giovanni nel Libro dell’Apocalisse, che descrive la “donna” (che rappresenta la “chiesa”) che, avvolta nella sua umana ricchezza, “è ebbra del sangue dei martiri e del sangue dei santi di Gesù” (Ap 17,4-6).

Ora tanti comprendono sempre più il significato di quelle parole. Si comprendono perché si stanno compiendo ogni giorno sotto gli occhi di tutti. Chi vuole vedere, nonostante la comprensibile meraviglia, e non chiude gli occhi, comprende. Chi si ostina a non voler vedere e a non voler comprendere, non comprenderà. Ma per costoro vale il detto che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.




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