La grazia di essere peccatori

 

A) Testo del discorso di J.M. Bergoglio:

(…) «Nella Chiesa dall’inizio ci sono state difficoltà» …. Tanto che anche «nella prima comunità cristiana, per esempio, c’erano gelosie, lotte di potere: qualche furbetto che voleva guadagnare e comprare il potere, come Simone o quella coppia di ipocriti Anania e Safira che volevano farsi vedere come veri cristiani ma sotto il tavolo facevano i loro affari». Insomma, ha affermato il Papa, «sempre ci sono stati problemi: siamo umani, siamo peccatori e le difficoltà ci sono, anche nella Chiesa, fra noi, sempre». E «in un certo senso — ha precisato — l’essere peccatori ci porta all’umiltà e ad avvicinarsi al Signore, come salvatore dei nostri peccati». Per questa ragione «è una grazia sentirsi peccatori, è una grazia»” (Omelia, Casa Santa Marta, 19 Maggio 2017)

 

B) Riferimenti alla Sacra Scrittura:

Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo” (Lv 19,2)

Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?” (Rm 6,1-2)

Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio. Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia” (Rm 6,12-14)

Figlio, hai peccato? Non farlo più e prega per le colpe passate. Come alla vista del serpente fuggi il peccato: se ti avvicini, ti morderà.
Denti di leone sono i suoi denti,
capaci di distruggere vite umane. Ogni trasgressione è come spada a doppio taglio: non c’è rimedio per la sua ferita” (Sir 21,1-3)

 

C) Commento:

Bergoglio afferma che sentirsi peccatori è una grazia. Il Signore dice il contrario, invitando tutti ad essere santi come il Padre che è nei Cieli. San Paolo, nelle Sue Lettere, pone una netta distinzione tra la grazia e il peccato. Così ancora in tutta la Sacra Scrittura. Nel Libro del Siracide, ad esempio, è scritto chiaramente: «Figlio, hai peccato? Non farlo più e prega per le colpe passate» (Sir 21,1).

Bergoglio invece insegna l’esatto contrario. “Figlio, hai peccato? Non ti preoccupare, perché Dio è misericordioso» (cfr. “Stai tranquillo, ne hai fatta una grossa, sì, ma stai tranquillo”, “Ho tante cose brutte dentro”. “E’ meglio! Meglio!”). L’esatto contrario di quanto insegnato da Dio nella Sacra Scrittura. Dio insegna a non peccare più e a vivere nella preghiera viva e incessante per porre rimedio agli errori del passato.

Invece Bergoglio insegna che, poiché Dio è misericordioso, cadere, peccare non è importante (cfr. Bergoglio e il peccato: cadere non è importante). Per Bergoglio sentirsi peccatori, essere peccatori, è una grazia, una condizione desiderabile, perché peccando si da la possibilità a Dio di perdonarci e di manifestare così la Sua infinita misericordia (cfr. “Siamo peccatori e peggiori? Così ci preferisce Gesù, così la sua misericordia si sparge”).

Tutto ciò è semplicemente assurdo e perverso. Sarebbe come dire, come afferma Bergoglio (cfr. “La cosa che a Dio piace di più è perdonare i suoi figli” ), che un padre è contento della disobbedienza del figlio, dell’errore del figlio, perché in questo modo può dimostrare al figlio la sua misericordia. Ma questo modo di ragionare è ingannevole e perverso. Questa non è la misericordia divina. Il padre desidera sempre l’obbedienza del figlio, non la sua disobbedienza. Ogni vero padre è contento quando il figlio gli è fedele, non il contrario. E un figlio che veramente ama il padre fa di tutto per obbedire e fare la volontà del padre, senza farlo soffrire.

La disobbedienza e il peccato non provengono da Dio ma dal nemico di Dio. Chi ha orecchie per intendere intenda bene che l’insegnamento di Bergoglio è totalmente ingannevole e porta gli uomini a cedere facilmente di fronte al peccato e a perdere così la grazia di Dio.




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